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Ucciso davanti all’asilo, indagato il fratello del “Libanese”

L’ombra della Banda della Magliana sull’episodio
C’è un indagato per l’omicidio di Andrea Gioacchini, freddato con un colpo di pistola giovedì mattina, davanti all’asilo della Magliana dove aveva appena accompagnato i figli.
È Augusto Giuseppucci, il fratello di Franco, detto «Er Negro», uno dei leader storici della Banda della Magliana, ucciso nel 1980 in piazza san Cosimato. A tre giorni dal delitto che ha scosso la città, una vera e propria esecuzione in stile mafioso, il fratello del «Libanese», come venne ribattezzato Franco Giuseppucci nel libro di Giancarlo De Cataldo, è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario. Ma gli investigatori coordinati dal pm Marcello Cascini sono convinti che la chiusura del caso sia tutt’altro che vicina.
Alcuni testimoni hanno fornito una descrizione del killer compatibile a tratti con quella del fratello del boss, mentre gli uomini della Squadra mobile continuano a setacciare il sottobosco criminale che ruotava intorno alla vittima, appena uscita dal carcere dopo aver scontato un cumulo di pene per usura ed estorsione. A fornire un parziale identikit dell’uomo che ha sparato davanti all’asilo “Mais e Girasole” di via Castiglion Fibocchi, una fonte confidenziale, che ha parlato di uomo «di stazza molto robusta».

A fare chiarezza sarà il test dello Stub, un tampone adesivo che raccoglie le tracce di esplosivo presenti sulle mani di chi ha usato da poco tempo un’arma da fuoco. Solo a quel punto sarà possibile capire se sia stato proprio Giuseppucci a sparare i quattro colpi con la calibro 7.65, compreso quello che ha raggiunto Gioacchini alla testa. «È coinvolto a causa di una vaghissima somiglianza della struttura corporea con il presunto killer», spiega il difensore d’ufficio Giovanni Ferrari, che ieri mattina si è recato a piazzale Clodio per il conferimento dell’incarico. Mentre l’indagato, che rimane a piede libero, si è subito dichiarato innocente: «Giuseppucci è disponibile a parlare subito con il pubblico ministero per chiarire ogni cosa. Può anche fare il test del Dna. È estraneo alla vicenda», ha detto il suo avvocato storico, Cesare Placanica, che lo ha assistito in diversi processi.

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