| categoria: Roma e Lazio

Tangenti per velocizzare le pratiche edilizie: arrestati quattro dipendenti comunali

4229869_0901_finanzaBlitz della guardia di Finanza al dipartimento Urbanistica all’Eur. I militari sono arrivati in mattinata, appena i dipendenti del Municipio hanno aperto gli uffici. Le fiamme gialle hanno chiuso al struttura al pubblico e hanno effettuato alcune perquisizioni negli uffici. Tre dipendenti di Roma capitale e uno della società «in house» Risorse per Roma Spa, tutti impiegati presso la direzione edilizia del Comune, del sono stati arrestati e messi ai domiciliari per corruzione dalla Guardia di finanza nell’ambito di un’indagine della Procura della Repubblica: Rocco Di Gironimo, 65 anni, Antonio Di Pietro, 63,
Fabio Piccioni, 54 e Guido Federico, 65. Altre 9 persone, tra architetti, ingegneri e geometri, sono stati interdetti dall’esercizio della professione per un anno.
Le indagini della Procura, condotte dal gruppo tutela spesa pubblica del nucleo di polizia economico-finanziaria, hanno fatto emergere un collaudato sistema corruttivo in base al quale, dietro corresponsione di somme di denaro – variabili in ragione della tipologia di richiesta – i professionisti riuscivano a ottenere in pochi giorni il rilascio di copia di documenti edilizi che, seguendo l’ordinaria procedura, avrebbe richiesto anche alcuni mesi.

Gli accertamenti, scaturiti dalla denuncia presentata da un dirigente dell’ente locale, hanno portato alla luce un mercimonio di pubbliche funzioni. Gli «ordinativi» venivano effettuati telefonicamente ed era previsto un «tariffario» che contemplava sconti per i clienti abituali o in caso di plurime richieste. Neppure il trasferimento di uno degli odierni arrestati ad altro incarico è stato sufficiente a impedire la prosecuzione delle attività illecite.

Oltre alla riduzione dei tempi di evasione delle pratiche, il sistema consentiva di risparmiare il versamento dei diritti, seppur di importo ridotto, previsti per la consegna o consultazione dei documenti. Come viene stigmatizzato nel testo dell’ordinanza, «si tratta di un vero e proprio ‘mercato parallelò, un secondo lavoro che i dipendenti esercitano all’interno dell’ufficio, con i mezzi dell’ufficio, e in contrasto con le regole interne ad esclusivo beneficio dei professionisti che li hanno assoldati».

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