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Mafia, due boss si pentono, raffica di arresti

070432913-3d15849f-54cd-40c5-9d8c-d18d6054c832In manette il nipote del “Papa” e il figlio di Lo Piccolo. Parlano Colletti e Bisconti: “Ecco chi governa Cosa nostra”La dda di Palermo ha emesso un decreto di fermo nei confronti di sette persone accusate di far parte della ricostituita Commissione di Cosa nostra. Il progetto di ridare vita la Cupola era stato scoperto a dicembre e aveva portato al fermo di 47 tra boss e gregari. Tra i fermati di oggi ci sono Leandro Greco, figlio di Michele Greco “il papa” di Cosa nostra, e Calogero Lo Piccolo, figlio del boss ergastolano Salvatore Lo Piccolo.

I neo collaboratori di giustizia Francesco Colletti e Filippo Bisconti, che hanno fatto scattare il blitz con sette fermi dell’alba di oggi, «hanno confermato la rispettiva posizione di capi mandamento di Villabate e di Belmonte Mezzagno», spiegano gli investigatori. Entrambi i pentiti hanno, inoltre, confermato la «riorganizzazione della Commissione provinciale di Cosa nostra specificando le dinamiche interne alla stessa – dicono i magistrati – e hanno fornito anche importanti elementi a sostegno delle accuse nei confronti di Michele Greco e di Calogero Lo Piccolo», arrestati oggi, «nonché di Giovanni Sirchia». L’esecuzione del fermo è stato curato dal Roni dei Carabinieri e dalla Squadra mobile di Palermo, coordinati dalla Dda di Palermo.

In carcere, hanno resistito davvero poco, neanche un mese. Francesco Colletti e Filippo Bisconti, componenti della ricostituita Cupola mafiosa, si sono già pentiti. Facendo i nomi di decine di boss e dei loro insospettabili complici. Si prevede un terremoto nei clan. La prima scossa è arrivata stamattina, intorno alle 4. La procura di Palermo diretta da Francesco Lo Voi ha fatto scattare un provvedimento di fermo: in carcere sono finiti sette mafiosi dell’ultima generazione, alcuni hanno cognomi pesanti.

Questa notte, la Squadra mobile ha invece fermato quattro fedelissimi di Lo Piccolo: Giuseppe Serio, Erasmo Lo Bello, Pietro Lo Sicco e Carmelo Cacocciola, gli ultimi due sono imprenditori. Manette pure per il responsabile di un’altra famiglia, quella di Passo di Rigano, Giovanni Sirchia: avrebbe fatto da padrone di casa ai capimafia che il 29 maggio scorso si sono riuniti per la prima riunione della Commissione provinciale dopo la morte del capo dei capi, Salvatore Riina.

Il provvedimento firmato dai sostituti della Direzione distrettuale antimafia Roberto Tartaglia, Amelia Luise, Francesca Mazzocco, Francesco Gualtieri e dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca apre un nuovo squarcio nei segreti dell’organizzazione mafiosa, che negli ultimi mesi ha provato a ricostituire la commissione provinciale. All’inizio di dicembre, la riorganizzazione è stata bloccata dall’operazione Cupola 2.0 dei carabinieri del comando provinciale diretto dal colonnello Antonio Di Stasio, che ha portato in carcere 47 persone. Fra gli arrestati, c’erano Colletti e Bisconti. Il primo è crollato alla vigilia di natale; il secondo, dieci giorni fa. Non avevano molte altre scelte. Perché con le loro parole, intercettate dalle microspie, avevano già fatto parecchi danni. Colletti aveva addirittura raccontato al suo autista della riunione della Cupola, con tanto di nomi e luoghi. Davvero troppo per il padrino di un’organizzazione segreta.

Colletti e Bisconti confermano che il 29 maggio scorso i capi dei mandamenti di Palermo si sono riuniti per un’assemblea plenaria. “Lo Piccolo in rappresentanza di Tommaso Natale; Greco per Ciaculli; Mineo per Pagliarelli; Gregorio Di Giovanni per Porta Nuova. Colletti per il paese di Villabate; Bisconti per Misilmeri. Non c’era nessuno per Santa Maria di Gesù e Resuttana”.

Non accadeva dal gennaio 1993, dai giorni dell’arresto di Riina. Perché solo al capo dei capi spettava il potere di convocazione. “Se non muoiono tutti e due luce non se ne vede”, diceva un mafioso nei giorni in cui Riina e il suo socio di sempre, Bernardo Provenzano, stavano già male. Ma la “luce” per la nuova Cosa nostra è durata davvero poco. Anche se Colletti e Bisconti hanno messo in guardia: l’organizzazione è infiltrata in modo pericoloso nell’economia palermitana. E non sono neanche i mafiosi a fare il primo passo: le indagini parlano di imprenditori, commercianti e professionisti che continuano a cercare i boss. Perché Cosa nostra è tornata al vecchio mestiere di un tempo: la mediazione. Per dirimere controversie, per rilanciare affari, per fare incontrare pezzi di città tanto diversi fra loro. E’ la mafia 2.0. Fra tradizione e modernità. Il prototipo del nuovo padrino è Bisconti: laureato in architettura, faceva l’imprenditore, si vedeva spesso nel locale gestito dai suoi familiari, la “Birroteca Spillo”, uno dei pub più frequentati di Palermo.

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