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KO E FISCHI, INTER CROLLA E ADESSO È VERA CRISI

L’audio e il clima di San Siro al 90′ dicono tutto: fischi, copiosi e sonori, per l’Inter, che crolla anche col Bologna meritandosi la contestazione del Meazza. Una squadra troppo brutta per essere vera, che fatica a segnare (nessun gol su azione da 400′, per la prima volta dal 1956 senza reti nelle prime tre gare del nuovo anno), confusionaria come le scelte in panchina di Spalletti, con i trascinatori come Icardi e Nainggolan che tradiscono e lontana parente di quella che solo un mese fa batteva il Napoli proprio in casa. La classifica parla ancora di terzo posto, ma il solo punto nelle ultime tre partite ha fatto avvicinare le inseguitrici, ora ad un passo: altro che terza piazza già assicurata, l’Inter è meglio che inizi a guardarsi alle spalle. E nei guai non può che finire Luciano Spalletti, sempre più sulla graticola e nel mirino dei tifosi. L’ingresso di Ranocchia da centravanti nel finale è l’emblema di una confusione che ormai regna sovrana, in campo ma soprattutto nella testa dell’allenatore toscano, che non è riuscito nemmeno a tirare fuori nulla di buono dal ritorno di Nainggolan e Perisic, di nuovo titolari dopo le polemiche. L’Inter resta così a secco di vittorie nel 2019, ma il problema è l’atteggiamento, ancora prima dei risultati. Perché da una squadra in difficoltà ci si aspetta un approccio voglioso e grintoso, ma l’errore dopo 50« di Icardi, che a tu per tu con Skorpuski calcia fuori, è un sinistro presagio di come possa finire la serata. Anche perché il clima di San Siro, alla prima al completo dopo i fatti col Napoli, è particolare e stavolta non per il freddo: la Curva è in aperta protesta con la società (»iniziativa ridicola contro il razzismo«), mentre il resto dello stadio inizia a fischiare prima della gara (Perisic e Spalletti nel mirino) e non smette più praticamente per tutta la partita, con l’eccezione dei buu verso Mbaye nella ripresa. Al contrario, per il Bologna la ricetta Mihajlovic funziona fin da subito, sfiorando il vantaggio con Orsolini e Santander. Handanovic tiene in piedi l’Inter, ma crolla sulla zuccata del paraguaiano su corner che regala il vantaggio ai rossoblù. La reazione interista è di poco conto, Vecino spara alto da dentro una buona occasione, poi Icardi spreca ancora solo davanti a Skorupski. Nemmeno l’ingresso di Lautaro Martinez porta una scossa, anzi anche l’argentino si aggiunge alla gara degli orrori, con un paio di errori pesanti sottoporta (che seguono quelli contro la Lazio). Nainggolan cammina e arranca, Perisic non accende la luce, gli altri faticano. La mossa della disperazione è Ranocchia da centravanti, dimostrazione del caos nerazzurro eppure va vicino al colpaccio, con un colpo di testa salvato da Skorupski in tuffo. È l’ultima emozione, al triplice fischio dagli spalti arrivano solo fischi: la luce in fondo al tunnel per l’Inter è ancora lontana, l’ombra di Conte si allunga sempre più sul futuro di Spalletti.

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