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SANREMO ‘DELL’ITALIANITÀ’ AL VIA TRA LE POLEMICHE

Ma Rai fa quadrato. De Santis, Baglioni ha fatto ottimo lavoro
Il festival «dell’italianità», in piena sintonia con l’era dei sovranisti al governo. Il festival dei conti in ordine, in linea con la policy di contenimento delle spese del nuovo ad Rai Fabrizio Salini. Il festival – insistono i detrattori – del presunto conflitto di interessi di Claudio Baglioni. Un festival «dell’armonia tra gli estremi», ribadisce in serata lo stesso ‘dirottatore artisticò, che dribbla il tradizionale gala con la stampa per presentarsi in collegamento con Che tempo che fa. A due giorni dal via, in attesa di svelare la sua vera identità, Sanremo numero 69 ha già trovato diverse etichette. Dopo le frizioni legate alle sue dichiarazioni sul tema dei migranti, Baglioni incassa oggi l’apprezzamento della direttrice di Rai1 Teresa De Santis, che gli dà atto di «aver fatto un lavoro importantissimo, di ricerca, cercando di evitare ogni forma di conformismo», e plaude a un festival che si inquadra perfettamente «nella rete degli italiani, raccontati nella loro complessità e non solo omogeneità», caratteristica che la direttrice intende «rafforzare». Il festival dell’italianità ha necessariamente un cast ‘autarchicò, in cui gli innesti stranieri – Luis Fonsi in duetto con Eros Ramazzotti, Tom Walker sul palco con Marco Mengoni, mentre si continua a parlare di Ariana Grande – «si adatteranno alla nostra identità», sottolinea De Santis. Quanto ai brani in gara, ci sono anche «testi complessi che riguardano realtà drammatiche», come la violenza in famiglia o il disagio giovanile, perché «il festival non si tira indietro neanche nel raccontare le cose più scomode e difficili», assicura De Santis. E chissà che a toccare temi ‘scomodì non pensi anche Claudio Bisio nei suoi monologhi. Sull’Ariston, già blindato da forze di sicurezza e varchi elettronici, aleggia ancora la polemica sul presunto ‘cerchio magicò di Baglioni e del suo manager Ferdinando Salzano. Alla sua scuderia, la Friends and Partners, fanno capo numerosi artisti in gara e ospiti, tra management e gestione dei live. Bocche cucite nell’organizzazione del festival: Viale Mazzini nei giorni scorsi ha parlato di Baglioni come «garanzia del principio di trasparenza e imparzialità», ricordando che l’esclusione del conflitto di interessi è una clausola centrale in tutti i contratti. Sulla questione, finita anche all’attenzione della commissione di Vigilanza, nessun cenno arriva dall’intervento di Baglioni in collegamento con Fabio Fazio, che fila liscio come l’olio. Del resto, l’indicazione di Salini – che venerdì scorso avrebbe riunito intorno a un tavolo i principali referenti del festival, dirigenti e autori compresi, a Roma o in collegamento da Sanremo – sarebbe stato proprio l’invito all’unità, a non cadere in strumentalizzazioni o polemiche che potrebbero distrarre dalla realizzazione di un evento considerato un patrimonio di tutti gli italiani. Occhio al prodotto, innanzi tutto, pur nel quadro di una razionalizzazione dei costi. Sanremo è stato affrontato con uno spirito manageriale, anche per tutelare l’azienda da attacchi interni ed esterni: l’edizione 2019 si prepara infatti a diventare una delle più ‘oculatè degli ultimi dieci anni, anche se reduce dal successo del 2018 che avrebbe potuto far lievitare i costi. E a festeggiare il record della raccolta pubblicitaria, superiore anche – stando alle prime stime – ai 25 milioni dell’anno scorso.

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