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I tecnici stoppano lo stadio a Tor di Valle, «Catastrofe viabilità»

«Lo stadio si fa», dice il sindaco Raggi, ma la relazione degli esperti piemontesi, chiamati dal Campidoglio per avere un conforto «tecnico» sull’operazione dopo gli arresti per corruzione di giugno, conferma tutte le perplessità trapelatecon la prima bozza consegnata a dicembre. «Blocco totale» della viabilità, l’impatto «catastrofico» se la malandata Roma-Lido non diventerà una metropolitana tipo quelle di Londra, le opere del piano trasporti giudicate tutte, da sole, «non sufficienti». «Il nostro è un “sì condizionato” – dice il sindaco in conferenza stampa – il problema del traffico c’è, ma ci sono anche soluzioni, quelle indicate dal Comune nel Piano urbano della mobilità sostenibile». Senza aggiungere, come viene sottolineato invece nel parere, che per realizzarlo ci vorranno dai tre ai «10 anni». E che prima lo stadio non potrebbe aprire, pena il collasso della circolazione. Raggi invece si è detta convinta che i cantieri possano partire «entro fine anno», tanto che Mauro Baldissoni, vicepresidente esecutivo della Roma, commentava: «Ora si può lavorare, è tempo di costruire». Ma chi? La società Eurnova, che dopo l’arresto di Parnasi è guidata da un nuovo Cda, che a fine mese volerà negli Usa per vendere terreni e progetto a Pallotta. Un pacchetto da 100 milioni, accordo praticamente fatto.

Il parere del Politecnico (pagato 36mila euro), ha ricordato ieri la sindaca di Roma, «l’ho chiesto io e non ero obbligata». Non è un atto vincolante, ma serviva a Raggi soprattutto a compattare le truppe a Palazzo Senatorio, insomma i consiglieri comunali del Movimento sempre più dubbiosi e disorientati sul progetto. Fino al 2016, i grillini si opponevano fieramente a Tor di Valle e dopo l’inchiesta per tangenti dell’estate scorsa la pattuglia degli scettici si è rafforzata. Il parere molto critico del Politecnico non ha fugato i dubbi. Per i consiglieri di maggioranza leggere quella relazione non è stato rassicurante. «C’è un’inchiesta aperta sullo stadio, bisogna avere un quadro anche dai giudici oltre che dai professori», ragionava il presidente della Commissione Bilancio, Marco Terranova. Sono contrari anche i consiglieri più legati alle origini del M5S, che tra le opere di interesse pubblico non annoverava gli stadi, come Agnese Catini, Alessandra Agnello, Gemma Guerrini. La presidente della commissione Urbanistica Donatella Iorio e il numero uno della Commissione Mobilità Enrico Stefano tacciono prudenti e fanno capire che le priorità sono altre e non hanno gradito il diktat senza possibilità di replica coniato ieri: «Lo stadio si fa».
Una «catastrofe» chiamata Tor di Valle, che si potrebbe evitare solo stravolgendo la mobilità cittadina, da qui a 10 anni. Inutili tutte le opere pubbliche presentate nel progetto approvato dai grillini: «Non sufficiente il massiccio rafforzamento dell’offerta di trasporti pubblici», «non sufficiente il nuovo asse viario derivante dall’unione della Via del Mare e della via Ostiense», «non sufficiente il ponte dei Congressi», peraltro pagato dallo Stato. Tutto il quadrante Sud di Roma eviterebbe di finire nella morsa dell’imbottigliamento perpetuo solo se cambiassero le «abitudini» dei romani, in tutta la città, se insomma si riuscisse a «contenere la mobilità privata», cioè l’uso delle automobili. Con tempi lunghi: fino a «10 anni» e di sicuro «in meno di tre anni si ipotizza che non sia possibile mettere in funzione lo stadio, tempi che si allungano se si vuole evitare un aggravio del traffico». Così scrive il Politecnico di Torino, nel parere finale che ricalca, in larghissima parte, la bozza che terremotò il Campidoglio a inizio dicembre.

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