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Una nuova era per il Totocalcio, da 70 anni la schedina degli italiani

schedinaC’era una volta la schedina, un foglietto di carta a basso costo che recava in cima la scritta “Totocalcio”, a sinistra un elenco di 13 partite tra i campi di A, B e C che avrebbero caratterizzato una classica domenica di campionato, a destra le colonnine per marcare il proprio pronostico, semplice e diretto: 1, X, 2, la combinazione esatta per cominciare una vita più agiata.

Per quanto il calcio sia di gran lunga lo sport più amato per tutta la lunghezza della penisola italiana, pur essendo il Totocalcio l’estrema sintesi di questo sport in termini di scommesse, al pari di giochi come biliardino e subbuteo, resistere 70 anni (73, per la precisione) in questo frenetico mondo fatto di mode che sorgono e tramontano senza soluzione di continuità, ecco, resistere in questo mondo è già grande nota di merito.

Ma per resistere ancora, per non restare solo nelle storie dei nostalgici ma accompagnare ancora un’altra generazione e un’altra ancora, bisogna fare qualcosa e il Totocalcio è ora di fronte alla sua prossima restaurazione. Si badi però, esistono due tipi di restauro: uno è detto conservativo, consiste nel far riemergere l’antico nel rispetto di ciò che fu e di come si presenta oggi l’oggetto del restauro; l’altro è detto integrativo, ovvero che ricostruisce e integra nuovi elementi, talvolta trasformando, spesso sollevando critiche. Se dovessimo paragonare il Totocalcio a un’opera d’arte o d’architettura e dire a quale tipo di restauro sta per prestarsi, questo sarebbe sicuramente un restauro integrativo.

Da qui nasce un dubbio lecito che terrà sospesi quelli, a dir la verità pochi, che ancora giocano la loro schedina: ma il Totocalcio esisterà ancora? Stando ai titoli dei giornali la risposta è no, ma anche sì. Per la maggior parte si parla della una vita ex novo di un gioco che poco avrà a che fare con l’ei fu Totocalcio, una fine sintetizzata nel poetico ed efficace “È morto il Totocalcio, viva il Totocalcio”. Altri sono stati meno impegnati dallo stendere il coccodrillo di uno dei giochi più iconici di sempre e hanno spiegato con precisione qual è la rotta che sta seguendo il governo in carica in merito alla questione, non dando quindi per spacciato il Totocalcio ma pronto, piuttosto, a ricevere una pesante cura estetica, l’equivalente di un viaggio in Svizzera per sottoporsi a chirurgia plastica d’avanguardia.

E quindi è morto il Totocalcio?

Non ce la facciamo a dire sì, viene il magone, ma non è giusto accampare illusioni, pare più giusto dire che dipenderà dal nome: se il nome sarà ancora Totocalcio allora qualcosa degli anni ‘60, di “Clamoroso al Cibali!” e della domenica di 90° minuto sarà rimasto, altrimenti niente, niet, nisba, caput.

Troppo facile così allora, potrebbe dire qualche giusto integralista dell’1-X-2, se lasciare solo il nome è sufficiente allora anche un bucatino uovo, pancetta e grana si nobilita, basta chiamarlo Carbonara. Ora non diciamo eresie, non è il caso, analizziamo piuttosto l’attuale contesto in cui prova esistere l’amato, ma ormai non più tanto, Totocalcio.

Il mondo delle scommesse sportive è in mano alle agenzie di betting, le loro trading room (uffici quote) analizzano statistiche e stendono algoritmi che nemmeno Wall Street, offrono pronostici che vanno dalla seconda categoria russa al campionato della Guinea Bissau, per non parlare della copertura sugli altri sport: ping pong, cricket, biliardo, anche il vincitore del Grande Fratello diventa materia di gioco. Vedere per credere, l’onnisciente palinsesto sportivo di uno dei più grandi bookmaker italiani.

In questa frenesia del pronostico su misura, dove se uno ha il sesto senso per i calci d’angolo può scommette solo sui calci d’angolo, le colonnine statiche del Totocalcio sono diventate roba per dinosauri. Di fronte alla possibilità di vincere 50 euro a settimana, con bravura e capacità di accontentarsi, l’unica resistenza che avrebbe potuto opporre il Totocalcio è, o meglio era, quel suo montepremi miliardario in grado di farti smettere di lavorare, preoccuparti, scommettere.

Ma il montepremi è sempre stato il riflesso della audience, come in quel 5 dicembre 1993, quando la posta in palio arrivò a 34 miliardi e mezzo di lire, forse perché un mese prima in una ricevitoria di Crema fu pagato il 13 più alto della storia (5 miliardi e mezzo) e il sogno era ancora nell’aria. Proseguendo doverosamente a parlare di denaro citiamo il nuovo millennio dove il Totocalcio raccoglieva ancora 800 milioni di euro mentre le scommesse sportive in Italia erano state legalizzate solo da due anni. 17 anni dopo la raccolta del betting ha sfiorato i 10 miliardi di euro, il Totocalcio si è fermato a 17 milioni.

Di fronte a certe cifre in questo reo tempo non c’è nostalgia o integralismo che tenga: il governo del cambiamento cambi anche il Totocalcio. Ne modernizzi la formula di gioco, ne passi la gestione dal Coni alla Sport e Salute spa e ne aumenti la percentuale destinata al montepremi. Dovesse riuscirci questo governo a prendere qualcosa di antico come un biliardino e trasformarlo in qualcosa di più interessante di una Playstation, gliene sarà dato merito. Altrimenti 73 anni di viaggio insieme saranno stati sufficienti, per il Totocalcio e per noi, in fin dei conti, meglio così.

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