| categoria: Dall'interno

CHIUDE HOTEL BELLEVUE,ERA CENTRO PROFUGHI IN VALTELLINA

Salvini, stop business; albergatore, ora italiani senza lavoro
Chiude l’hotel Bellevue, l’albergo di Cosio Valtellino in provincia di Sondrio trasformato in Centro per ospitare i profughi e che negli ultimi mesi aveva cambiato il nome in ‘Rezia Valtellinà. Ad annunciarlo è stato il ministro dell’Interno Matteo Salvini. «Avevamo promesso di stroncare il business dell’accoglienza e di offrire protezione solo ai veri profughi – ha affermato -. Stiamo mantenendo gli impegni anche nella splendida Valtellina, dove gli immigrati in accoglienza si sono dimezzati». Parole alle quali Giulio Salvi, il titolare del Rezia, ha replicato: «Non capisco l’astio di Salvini che si compiace della chiusura. Lui ripete, spesso, che si deve pensare ‘prima agli italianì. Quelli che, come imprenditore, dovrò lasciare a casa senza lavoro sono otto, oltre a mio genero che è pachistano. Senza contare, inoltre, che non darò più lavoro a chi mi fornisce i generi alimentari o mi assicura dall’esterno alcuni servizi. Se questo è pensare agli italiani…». «Fra una settimana, dieci giorni al massimo – ha aggiunto Salvi – andranno via, trasferiti in altri centri, gli ultimi migranti rimasti. Mi dispiace che Salvini, che credevo anche mio ministro, la pensi così, ‘prima gli italianì. Ma a noi valtellinesi che siamo la ‘razza brunà non pensa?» Per questo l’albergatore ha rinnovato al vice premier l’«invito a entrare in hotel e scambiare qualche opinione con me. Lui viene spesso in Valtellina – ha sottolineato – e gli chiedo se non si rende conto delle tante attività che hanno chiuso e delle tante altre che stanno per farlo». Racconta Salvi che «molti miei colleghi sono stanchi della situazione, vorrebbero chiudere, ma non possono farlo per le esposizioni con le banche. Io ho cercato di fare sempre con onestà il mio lavoro di albergatore – ha rimarcato – e, il 21 marzo 2014, quando ho iniziato ad accogliere i richiedenti asilo l’ho fatto su specifica richiesta delle autorità locali. Adesso chiudo perché la mia domanda di continuare non è stata accolta nel bando della Prefettura di Sondrio». Con la conseguenza che «i dipendenti della ‘razza bruno alpinà saranno costretti a perdere il lavoro e io, a 61 anni, a reinventarmi un’attività per mandare avanti la famiglia: sto pensando di emigrare negli Stati Uniti per aprire una gelateria-pasticceria». In Valtellina, attualmente ci sono 440 richiedenti asilo, a fronte di un numero massimo di presenze che si è registrato due anni fa, quando i profughi erano circa 800

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