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DECRETONE: DA ESODATI A NAVIGATOR, NODI EMENDAMENTI

Martedì le proposte di modifica. Rischio trappola disoccupati
– Famiglie numerose penalizzate rispetto a single e pensionati, disoccupati in Naspi svantaggiati rispetto ai beneficiari del reddito di cittadinanza, poveri senza fissa dimora esclusi da ogni sussidio, esodati ancora in cerca di tutela, regioni alla ricerca di una direzione su navigator e centri per l’impiego. Sono molti i nodi irrisolti contenuti nel decretone su reddito e pensioni. Martedì mattina è fissata la scadenza per la presentazione degli emendamenti e da quel momento, la commissione guidata dalla 5S Nunzia Catalfo avrà una settimana di tempo per selezionare le proposte di modifiche che pioveranno probabilmente a pioggia da tutti i gruppi parlamentari. Sul fronte reddito, uno dei temi più vivi è certamente la scala di equivalenza scelta dal governo per ‘selezionarè le famiglie aventi diritto. Come sottolineato da gran parte degli osservatori ascoltati in audizione, dai sindacati all’Upb, il meccanismo previsto penalizza i nuclei con oltre tre figli a carico a vantaggio di chi fa nucleo familiare a sé. La questione non è di facile soluzione perché richiederebbe una rimodulazione complessiva delle risorse e del sistema congegnato finora e si aggiunge a quella che appare quasi come una «trappola» per i disoccupati ‘normalì. Da una parte, il decreto sottrae infatti ai beneficiari della Naspi l’assegno di ricollocazione, il voucher (da 250 a 5.000 euro) con cui remunerare centri per l’impiego o agenzie private per l’assistenza personalizzata nella ricerca di un lavoro, d’ora in poi riservato solo a chi avrà il reddito. Dall’altra, offrendo alle imprese un incentivo ad hoc per assumere chi percepisce il nuovo beneficio di cittadinanza, concede una sorta di priorità a quei disoccupati rispetto a tutti gli altri, che le aziende avranno meno interesse economico ad assumere. Rimane peraltro aperto il nodo cruciale dei navigator, figure dai contorni ancora incerti. I centri per l’impiego dipendono infatti dalle Regioni, che ne conoscono le effettive necessità a livello locale, mentre i nuovi tutor dovrebbero essere assunti (non stabilmente) dall’Anpal. Una contraddizione che, secondo le Regioni, spetta al Mise risolvere. Un incontro ad hoc ci sarà proprio martedì, perché, come evidenziato da Cristina Grieco, coordinatrice della IX Commissione della Conferenza delle Regioni, il decretone non spiega «dove dovrebbero operare, cosa dovrebbero fare, e da chi dovrebbero dipendere». Sulle pensioni, sono invece gli esodati ad aprire un nuovo fronte. L’idea del governo trapelata finora è quella di intervenire con un emendamento non per concedere una nuova salvaguardia (sarebbe la nona) ma per consentire a chi è rimasto nel limbo di utilizzare i nuovi strumenti per l’uscita anticipata, quota 100, ape social, opzione donna o l’uscita raggiunti i 42 anni e 10 mesi di contributi a prescindere dall’età anagrafica. Ipotesi che i 6.000 interessati però respingono, rivendicando la disponibilità nelle casse dello Stato delle risorse per una salvaguardia vera e propria, complessiva e senza discriminazioni. D’altra parte il governo, nelle sue due anime, ha già fatto sapere con Luigi Di Maio di voler intervenire riducendo le pensioni degli ex sindacalisti e con il sottosegretario al Lavoro della Lega, Luigi Durigon, di puntare ad alzare a 50 anni il limite di età per richiedere il riscatto agevolato della laurea, di bloccare le pensioni dei latitanti e di portare da 30.000 a 45-50.000 euro il limite per l’anticipo delle liquidazioni dei dipendenti pubblici con prestito bancario.

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