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Quel pasticciaccio brutto di Sanremo

Sanremo, in questi giorni praticamente non si è visto e parlato d’altro, non si è approfondito altro, nei talk show politici, nelle trasmissioni generaliste, nei contenitori della Rai di Stato. Come se non ci fossero questioni più serie da tenere sotto controllo, da raccontare, da spiegare. Tuttologhi in campo a parlare di sociologia spicciola, a mischiare sacro e profano, fino a sconfinare nella politica, a dare del festival una interpretazione e un taglio politico che probabilmente non ha mai avuto la pretesa di accampare. L’opinione pubblica, i commentatori, e i soliti commissari della Nazionale si sono divisi equamente il palcoscenico, un festival comunista, comunista Baglioni e tutti i suoi, vergogna. Oppure, finalmente l’Italia democratica s’è desta, giusto cambiare e rispettare la nuova realtà del paese, viva l’integrazione, Baglioni forever. Basta così, l’effetto Sanremo andrà lentamente sfumando, sono già passati alcuni giorni. Ma lasciateci dire qualcosa, lasciateci andare controcorrente, evitiamo retorica e luoghi comuni, abbiamo il coraggio di dire come il bambino della fiaba di Andersen che “il re è nudo”. Un’opinione? E’ stata una manifestazione mediocre, noiosa, per certi versi incomprensibile, per nulla rassicurante. Cantava un tempo Bennato, “sono solo canzonette”, oggi non è più così, la musica è rimasta solo come componente di un evento che è “altro”. Forse la cosa migliore del festival è stata sul serio la cosa che ha sconvolto i benpensanti di una certa età. Ha vinto uno “straniero” un giovane di origine egiziana (musulmano?). Con una can zone probabilmente intelligente, sicuramente sentita e partecipata. Ma cantata male, possiamo dire brutta? Ne resterà traccia? E’ stata una scelta coraggiosa, di questi tempi. Il primo ad essere incredulo è stato proprio lui, certo non se l’aspettava. Ma in zona Cesarini forse qualcuno ha avuto un sussulto di dignità con una scelta eccentrica che ha fatto discutere e ha aperto uno dei tanti inutili e stucchevoli dibattiti che per finta appassionano l’opinione pubblica. C’è chi dice che non è una canzone italiana, quella che ha vinto, che il riferimento al Ramadan la mette fuori gioco. Stupidaggini. Ma almeno il vincitore è un giovane educato e modesto, non come il secondo classificato. E’la rabbia del popolo offeso o solo maleducazione. Strano perché anche altri giovani in gara al di là del loro abbigliamento (che può non piacere) hanno dimostrato garbo ed educazione. Parliamo soprattutto delle bandi pugliesi e genovesi. Ma torniamo al festival, sgangherato, con brutta gente ad esibirsi, modesta, raccogliticcia, imbarazzante. Incensare a tutti i costi la quarta classificata serve a qualcosa? E’ un omaggio alla carriera? Lo stesso vale per la intramontabile Patty. Vale la pena? Imbarazzanti i conduttori, pasticciati i siparietti, solo alla fine l’impasto è stato soddisfacente. Ma il contribuente ha pagato anche la serata iniziale, e la seconda e la terza: ci date i soldi indietro? Noi il canone lo dobbiamo pagare per forza. Con i soldi pubblici si poteva fare meglio. Certo si può dire che qualche cantante e qualche canzone erano di livello appena superiore agli altri, ma nel complesso tutto molto modesto. Per fortuna che ci sono stati gli ospiti. Ma quelli andrebbero bene comunque, hanno compensi importanti per qualche motivo. Il festival ci ha fatto compagnia per cinque giorni, il festival, e siamo caduti tutti nella trappola. Si guarda per criticare, per farsi un’idea, per capire.Poi si resta agganciati, rapiti anche dall’orrido quando va in scena. Il festival se è tradizione e non va cancellato dai palinstesti dovrebbe avere di essere altra cosa per convincere. E’ andata male, rassegniamoci. Ma lasciamo fuori almeno da questo la politica

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