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VITTORIA TRUMP, SEUL PAGHERÀ DI PIÙ PER LE BASI USA

Donald Trump raccoglie la sua prima vittoria nella campagna per far pagare di più gli alleati nella difesa comune, in un’offensiva contro «i profittatori della ricchezza americana». Oggi è toccato alla Corea del Sud, con cui il presidente ha già strappato lo scorso autunno anche un nuovo accordo commerciale. Ma dietro l’angolo c’è il Giappone, mentre i paesi membri della Nato restano sempre sotto tiro perché aumentino il loro contributo al 4% del Pil. In base all’accordo firmato oggi a Seul, l’importo pagato dalla Corea del Sud per condividere i costi dei 28.500 soldati e delle 20 basi americane nel Paese salirà da 830 a 924 milioni di dollari, con un aumento dell’8,2%, pari all’incremento totale del bilancio annuale per la difesa del Paese. Trump inizialmente aveva chiesto il raddoppio della somma. Ma dopo mesi di negoziati, proseguiti oltre la scadenza dell’accordo in dicembre, si è arrivati ad un compromesso, anche per superare una disputa tra alleati alla vigilia del secondo storico summit del tycoon con il leader nordcoreano Kim Jong-Un a fine febbraio ad Hanoi. «Il governo degli Stati Uniti sa che la Corea fa un sacco per la nostra alleanza, per la pace e la stabilità nella regione e che l’accordo è solo una piccola parte di tutto questo ma è una parte importante», ha commentato il capo negoziatore americano, Timothy Betts. L’intesa, che ora dovrà essere ratificata dal parlamento sudcoreano, è stata apprezzata anche dall’opposizione di Seul come un «compromesso saggio e ragionevole». «È un bene che sia stata raggiunta prima dell’imminente vertice Trump-Kim in Vietnam, così la carta delle truppe è fuori dai negoziati», ha sottolineato il deputato conservatore Won Yoo-chul, alludendo al rischio che Trump potesse giocasi con Kim la carta del ritiro o della riduzione delle truppe, come aveva ventilato in passato. «La condivisione dei costi per la difesa è una questione tra due alleati, non una merce di scambio con la Corea del Nord», ha aggiunto. Trump però può già cantare vittoria, anche perché l’accordo non è quinquennale, come il precedente, ma annuale. E il prossimo anno tutti prevedono che il tycoon monterà le sue pressioni per un aumento più consistente, in modo da venderselo nella campagna presidenziale del 2020. A fine 2019 o all’inizio del prossimo anno, in piena campagna elettorale americana, toccherà a Tokyo iniziare i negoziati sui costi delle truppe Usa: circa 54mila uomini, di cui la metà nell’isola di Okinawa. Trump vuole più soldi anche dal Giappone, con cui il bilancio commerciale Usa è in deficit, come del resto con la Corea del Sud. Tokyo obietterà di essere tutto tranne che un «profittatore» degli Stati Uniti, ricordando i significativi acquisti di F-35 e del sistema missilistico difensivo Aegis Ashore. Ma appare difficile che questo shopping venga computato nel bilancio per mantenere i soldati americani in Giappone. Gli alleati europei sono avvisati. Soprattutto dopo il ritiro degli Usa dal trattato Inf sui missili nucleari a medio raggio

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