| categoria: Il Commento

Un sabato molto speciale a Piazza San Giovanni

Centomila? Duecentomila? Il balletto delle cifre lasciamolo alle comunicazioni ufficiali della Questura, oppure alle note enfatiche dei sindacati oppure anche, ma si dai, a quanto diranno i detrattori governativi. Resta il fatto che l’Italia che difende il lavoro, che cerca il lavoro, che vuole tenerselo il più a lungo possibile era presente nella testa di quanti oggi, in una splendida e soleggiata Roma, hanno sfilato in corteo per raggiungere la storica Piazza San Giovanni aderendo alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil. Colori allegri, qualche battuta, la colazione insieme, volti sorridenti che non riuscivano a nascondere la grande stanchezza di un lungo viaggio. Striscioni e bandiere dal Friuli alla Sicilia. Giovani e anziani, uomini e donne in casacche coi colori che erano qualcosa in più, molto di più di un segno di appartenenza. Un segno di orgoglio in un Paese dove la politica è diventato un talk show urlato o un click cibernetico su qualche tastiera di qualche piattaforma. Alcuni volti noti, una Camusso finalmente rilassata e felice tra la sua gente che la stringeva, disponibile a fare selfie e ad abbandonarsi ai complimenti di tanti anche con i colori delle bandiere bianco-verdi e blu. Tanti i volti sconosciuti. Gente che tira avanti per arrivare a fine mese, famiglie coi bambini. Un clima anche allegro, nessuno slogan urlato a manifestare una rabbia che eppure potrebbe forse avere ragione di esistere nel vuoto di idee e nel pieno di proclami e di promesse. “Rieccoli i sindacalisti. Ho trent’anni e mio nonno mi ha detto che i sindacati hanno rovinato l’Italia”. Inutile spiegare al giovane e gentile commesso di un negozio, dove la vostra cronista era entrata un attimo a ristorarsi, che magari i sindacati pur tra mille colpe hanno avuto il merito di tenere unito il Paese in momenti difficili che non riusciamo a dimenticare. Magari senza i sindacati non ci sarebbe democrazia. Poi intendiamoci, anche in una fase storica in cui “uno vale uno”, inizia a contarne centomila o duecentomila e poi vediamo quando finisce la conta.
@vanessaseffer

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