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ALL’INI PER I RICOVERATI DACIA MARAINI E PIERA DEGLI ESPOSTI

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Il Direttore Generale del Gruppo Sanitario, Cristopher Faroni: “Occorre far sentire i malati sempre più a casa e meno in ospedale”
Nella Giornata Mondiale del Malato il Gruppo Sanitario INI, Istituto Neurotraumatologico Italiano, nella sede di Grottaferrata, ha aperto le porte alla cultura, al teatro e alla musica. Tutto nell’interesse del malato affinché la degenza sia un momento da vivere senza un pesante distacco dalla realtà.
La mattina di ieri è iniziata con la visita del Vescovo della Diocesi di Frascati, S. E. Raffaello Martinelli che ha presieduto la celebrazione eucaristica e ha fatto visita ai malati ricoverati dando loro la benedizione.
Poi, nel pomeriggio, il momento più atteso della giornata: nell’aula magna della casa di cura accreditata INI, grandi della cultura, del teatro, del giornalismo hanno riflettuto sull’ “essere malato”.
Paolo di Paolo, scrittore, ha moderato un interessante confronto coinvolgendo Dacia Maraini, la scrittrice italiana più conosciuta e più tradotta al mondo, Piera Degli Esposti, notissima attrice teatrale e non solo e Livia Azzariti, volto Rai, giornalista di divulgazione medico scientifica.
Il tutto accompagnato dalle note della chitarra di Marco Del Greco, considerato uno dei migliori chitarristi classici della sua generazione.
“Bisogna lavorare sulla deospedalizzazione direi psicologica – ha affermato il Direttore Generale dell’INI, Cristopher Faroni – Occorre far sentire i malati sempre più a casa e meno in ospedale soprattutto coloro che, a causa di patologie invalidanti, sono costretti a trascorrere molto tempo in una struttura sanitaria per aver accesso alle cure. Per noi il paziente è al centro e va tutelato a 360 gradi offrendogli ovviamente competenze di alto livello nell’ambito medico e della cura ma dando la possibilità al paziente stesso di vivere l’esperienza della malattie in maniera meno alienante possibile. Per esempio abbiamo deciso che nelle visite dei parenti ci sia più libertà, gli orari non sono così stringenti per dare la possibilità al malato di trascorrere più tempo con la famiglia il cui sostegno è importante quando si è colpiti da una malattia. Stiamo riorganizzando la biblioteca. Con i libri puoi fare il giro del mondo e sentirti meno chiuso. Ciò che spaventa per i nostri malati è la depressione che può compromettere seriamente i risultati di una cura”.

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