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IL CASO/ L’EX ZOO DI ROMA, TRISTE, CARISSIMO ED … ELETTRIFICATO

IMG_20190126_1351267Tra le novità al Bioparco c’è il recinto elettrificato che ospita un asinello pietrificato, immobile accanto al cartello che avvisa bambini e adulti che è vietato avvicinarsi all’innocuo animale, pena scossa. Possibile che il comune di Roma, proprietario dell’intero complesso non si sia accorto di questa novità imbarazzante? Eppure l’ultimo bilancio approvato nel 2017 ha chiuso con un avanzo di 150mila euro da destinare alla ristrutturazione di alcune aree

Di Stefania Pascucci

Una visita casuale all’ex giardino zoologico di Roma (si accompagnava un bambino) ha causato una sensazione di disagio. Che comincia con il ticket d’ingresso non rapportato alle aspettative. Il Bioparco presenta subito il conto. Il biglietto ha un costo esorbitante, 16 euro adulti, ridotto 13 per i bambini che superano il metro di altezza. A quel prezzo si pensa che gli animali siano di razze particolari pregiatissime e che magari siano in semilibertà, come si pensa accada in un particolare parco zoologico, studiato per la ricerca scientifica e l’educazione dei visitatori. Invece il percorso è il solito giro – chi abita a Roma lo conosce a memoria – uguale da venti anni. A fine settimana s’immagina anche che ci sia almeno un certo numero di visitatori. Invece, zero più zero. Meglio, uno pensa, si avrà tutta la visuale a trecentosessanta gradi. Ma non è così. Il fatto più deludente che salta agli occhi è il numero esiguo degli animali presenti. Sono sempre gli stessi: due elefanti, due giraffe, due oranghi, due ippopotami, due dromedari, due lupi, un leone (che si è stufato di andare avanti e indietro in uno spazio di 10 metri per due ed è rintanato a dormire), una tigre (anche lei avanti e indietro in uno spazio ridicolo che dovrebbe far infuriare non solo gli animalisti). I comportamenti degli animali esotici sono rassegnati, si notano i loro movimenti in modo ripetitivo, ipnotico.

Cosa succede al Bioparco? Anche le scimmie, che s’incontrano non appena si entra, sembrano meno vivaci del solito. Alcune gabbie da molti mesi – ci raccontano – sono chiuse per una “ristrutturazione” infinita. E, ovvio, gli animali ospitati in quella struttura sono stati trasferiti altrove. Ma la novità che stupisce prima e raggela i visitatori è la vista del recinto elettrificato nel quale si trova un asinello (nella foto) pietrificato, immobile accanto al cartello che avvisa bambini e adulti, chiunque insomma, che è vietato toccare quell’innocuo animale, pena scossa elettrica! Quel tipo di recinto serve di solito nelle campagne per impedire alle mandrie di allontanarsi. Ma la situazione qui è diversa. Un cartello sgradevole che troveremo anche in altre piccole gabbie, quella del Fenec, per esempio.

Chi ha deciso quell’oscenità? Possibile che il comune di Roma, proprietario dell’intero complesso Bioparco non si sia accorto di questo particolare imbarazzante? Che tristezza. Lo zoo è la storia della Capitale. Nasce con uno scopo ludico prima ancora che educativo e scientifico. L’obiettivo primario era il divertimento del pubblico, per mezzo dell’esposizione di animali rari e particolari. Ora è qualcosa di diverso, ma la sensazione di trascuratezza fa pensare che l’ultima amministrazione sia distratta da altro. Anche se, occorre sottolinearlo, a far vivere questa struttura ci pensa proprio il Campidoglio con la quota di 3 milioni di euro che trasferisce ogni anno alla Fondazione Bioparco. Senza questo contributo lo zoo di Villa Borghese non potrebbe esistere e in mancanza rischierebbe la chiusura definitiva. Quello che si nota è la eccessiva sciatteria nella quale sembrano vivere gli animali. Eppure ci lavorano in tanti, la pianta organica, arrivata a 75 dipendenti nel 2017, cresce al contrario di quanto accade in altre aziende partecipate, e nonostante gli organi di vigilanza siano ben due, all’interno l’ex giardino zoologico sembra abbandonato a se stesso. L’ultimo bilancio al 31 dicembre 2017 ha chiuso con un avanzo pari a 157.267,00 euro. Il cda ha deciso che l’importo sarebbe stato “destinato alla ristrutturazione di aree del Parco”. E’ andata così?

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