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LA CARTINA DI TORNASOLE/ Rischio isolamento per l’Italia

Perché Salvini e Di Maio ci stanno allontanando dai tradizionali alleati. Dalla posizione assunta nella crisi venezuelana ai dispetti con Parigi al braccio di ferro con la Ue, il governo giallo-verde sembra fare di tutto per distinguersi e per mettersi in urto con gli europartners. Che ci guardano con sospetto e che in qualche modo ce la faranno pagare

DI Carlo Rebecchi

Lo sappiamo tutti che il richiamo dell’ambasciatore francese Claude Masset a Parigi, deciso la settima scorsa dal presidente Macron dopo l’incontro di Luigi Di Maio e Matteo Salvini con i leader più estremisti (“facciamo una vera rivoluzione!” dei “gilets jaunes” francesi, non è il preludio alla guerra – quella vera – tra la Francia e l’Italia. Niente in comune con l’unico precedente dell’attuale passo diplomatico dell’Eliseo, avvenuto al momento dell’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale. Per fortuna il mondo è cambiato. La tanto deprecata (dal governo giallo-verde) Unione Europea è stata una fattore di pace e di benessere, ha creato tra i Paesi del Vecchio Continente legami, diretti ed indiretti, che sono un freno naturale alle tensioni. Questo non vuol dire però che l’Italia non pagherà un alto prezzo per far dimenticare, o almeno respingere in secondo piano, l’impazzimento della bussola che guida la sua politica estera. Perché non c’è soltanto il “caso francese” a cambiare la “stella polare” della diplomazia italiana: c’è anche, forse avvertito a torto come meno importante a causa della distanza, il “caso Venezuela”. Con l’Italia schierata dalla parte di un despota come Nicolas Maduro, il dittatore “erede” di Hugo Chavez contro il quale l’Europa non ha potuto esercitare un’azione comune proprio perché l’Italia ne ha preso le difese.

La crisi con la Francia e la scelta di “stare con” Maduro – ma il discorso è stato già avviato con il medesimo approccio con l’insieme delle grandi organizzazioni internazionali, dall’Onu alla Nato a quelle economiche e finanziarie – danno già oggi l’idea della portata del cambiamento e delle conseguenze che avrà per l’Italia sullo scacchiere mondiale. In Europa il primo effetto visibile è che il governo italiano è già visto come un appestato. Con la Francia, il rapporto ha avuto storicamente degli alti e bassi. Anche nei momenti più aspri, sulla base del rispetto reciproco. Mai era era accaduto – come hanno fatto i due vicepremier del governo gialloverde che un esponente di un governo andasse a complimentarsi e ad esprimere sostegno ad un movimento sovversivo in lotta contro l’altro governo. E’ la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza di Macron, già irritato per le dichiarazioni anti-francesi in serie espresse quotidianamente, a proposito e a sproposito, dai due vice-premier. Il risultato è un pericoloso isolamento dell’Italia nelle organizzazioni “che contano”.

Quanto alla presa di posizione in favore di Maduro, il cambiamento di rotta rispetto al passato è altrettanto evidente. Quando il populista Chavez prese il potere, trasformando un Venezuela che era potenzialmente uno degli stati più ricci delle Americhe in uno dei Paesi più poveri al mondo, dove i morti di fame si contano per decine di migliaia, fu sostenuto dall’allora Unione Sovietica, dalla Cuba di Castro, dall’Iran, dalla Cina, dalla Turchia. Paesi ancora oggi pro-Maduro nei cui sistemi politici gli italiani non si riconoscono. L’Italia ha anche ignorato che in Venezuela ci sono più di 150.000 mila emigrati italiani. Nonostante ciò ha scelto di schierarsi contro Washington, Londra, Parigi, Berlino, Madrid. Cioè contro tutti gli alleati storici che nel dopoguerra sono stati essenziali per la pace (in Europa) e per lo sviluppo dell’Italia che – poco più di un ventennio fa – era ancora la quinta potenza economica mondiale.

Ora i due partiti del governo giallo verde – che pure hanno individuato e denunciato molti dei mali di cui soffre l’Italia, e per questo hanno avuto voti e spazzato via i vecchi partiti – stanno guidando il paese verso un isolamento ed una decrescita che definiscono felice, ma che rischia di diventare un incubo. Francia e Germania – alleati di ferro – sono rispettivamente il primo e il secondo cliente del nostro export. Noi non abbiamo soldi per investire? Il 17 per cento degli investimenti stranieri nel nostro Paese sono, per 60 miliardi di euro, targati Parigi. I francesi sono in prima linea anche per investimenti che da soli non potremmo mai fare, dal salvataggio dell’Alitalia alla trasformazione dell’alleanza Fincantieri – Stx (i Cantieri navali Saint Nazaire) in un polo anche militare, oltre che civile. Tutti progetti, ma ce ne sono un’infinità, già messi in stand-by dopo gli exploit verbali dei costi governanti; che succederà, se i francesi se ne vanno? A fare paura non sono tanto le dichiarazioni elettoralistiche, da “parvenu della politica” estera, dei nostri vicepresidenti del consiglio quanto cioè che esse denotano: la volontà di M5S e Lega di destrutturare il sistema dell’Unione europea sul quale si regge la pace e il benessere. Un obiettivo evidenziato dalla rimessa in causa, attraverso la creazione di presunti nemici da abbattere (oggi la Francia, domani la Germania o le grandi organizzazioni internazionali) contro i quali trovare un consenso come per abbatterli: strategia, è evidente, che aiuta ad ottenere consenso. Ma il problema è uno solo: che sembra essere un cammino verso il baratro. Per la mancanza di un sistema alternativo che sia praticabile.

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