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SANITA&RICERCA/Perché Manuel non si deve arrendere

molinariParla il direttore Unità di Neuroriabilitazione e Centro Spinale Fondazione S.Lucia IRCCS. I trattamenti neuroriabilitativi per persone con lesioni del midollo spinale attraversano una fase importante di rapidi cambiamenti, Le ricerche hanno finalmente portato all’attuazione di sperimentazioni cliniche su persone. Anche dal punto di vista farmacologico le ricerche in corso ci danno grandi speranze di poter ottenere nel medio periodo trattamenti capaci di modificare l’attuale prognosi dopo danno midollare. È ragionevole prevedere che nei prossimi anni saranno disponibili approcci terapeutici capaci di guidare la riconnessione dei circuiti del sistema nervoso centrale, favorendo la ripresa funzionale del midollo spinale danneggiato e quindi il recupero del movimento degli arti andato perso a seguito della lesione.

Tutta l’Italia è emozionata e commossa dalla vicenda di Manuel Bortuzzo, colpito da un proiettile alla colonna vertebrale che ha danneggiato il midollo spinale. Purtroppo sono tanti i ragazzi che ogni anno, per motivi diversi, subiscono un danno al midollo spinale con perdita più o meno completa dell’uso degli arti. È dagli anni quaranta del novecento che, seguendo il lavoro pioneristico di Ludwig Guttmann, prima in Inghilterra e poi nel resto del mondo si sono sviluppate una medicina e una cultura specifica per l’assistenza alle persone con lesioni midollari. Questo approccio, ancora oggi alla base del funzionamento delle unità e dei centri spinali a livello mondiale, richiede una multidisciplinarità e specifiche conoscenze neurologiche, fisiologiche, psicologiche e neuroriabilitative, per permettere a ogni persona con lesione midollare di raggiungere il massimo livello possibile di autonomia e qualità della vita. Ad oggi l’aspettativa di vita dopo una lesione midollare è spesso simile a quella di un soggetto sano ed è anche spesso possibile raggiungere un’autonomia completa. In questo ambito la tecnologia ha fornito recentemente diverse nuove soluzioni, anche grazie allo sviluppo di esoscheletri che permettono a persone con lesioni midollari complete di rimettersi in piedi e camminare, sebbene ancora oggi la carrozzina rappresenti il modo più funzionale per spostarsi in autonomia.
In questo scenario, i trattamenti neuroriabilitativi per persone con lesioni del midollo spinale attraversano una fase importante di rapidi cambiamenti, generati dalla convergenza delle ricerche degli ultimi anni in ambito neurologico, neuroscientifico e bioingegneristico. Le ricerche, fino a poco tempo fa limitate a indagini in laboratorio o su modelli sperimentali, hanno finalmente portato all’attuazione di sperimentazioni cliniche su persone. Attraverso un approccio multidisciplinare che integra stimolazione elettrica epidurale con interventi riabilitativi sia tradizionali che robotici e trattamenti farmacologici, il gruppo guidato da Susan Harkema è riuscito negli Stati Uniti a restituire il controllo parziale di alcuni muscoli paralizzati a soggetti con lesione spinale completa da diversi anni. In Europa, Gregoire Courtine e i suoi collaboratori della Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL), attraverso studi complessi traslazionali, sono riusciti a sviluppare un sistema di neuro-modulazione epidurale che può essere adattato alle esigenze di ogni singola persona con lesione midollare, ottenendo miglioramenti significativi anche diversi anni dopo il verificarsi di lesioni midollari incomplete. Alcuni di questi soggetti, dopo anni trascorsi in carrozzina, sono riusciti a rimettersi in piedi e a percorrere brevi tratti in autonomia. Il professor Courtine sarà alla Fondazione Santa Lucia di Roma il prossimo 4 aprile, per mostrare lo stato di avanzamento dei propri studi.
Anche dal punto di vista farmacologico le ricerche in corso ci danno grandi speranze di poter ottenere nel medio periodo trattamenti capaci di modificare l’attuale prognosi dopo danno midollare. Il progetto NISCI (https://nisci-2020.eu/index.php?id=1449), coordinato dall’Università di Zurigo, si propone di utilizzare un anticorpo contro la proteina NO-GO, per favorire la sopravvivenza e la rigenerazione delle fibre nervose dopo traumatismi del midollo. È un progetto che nasce dalla ricerca di base e dalla scoperta appunto della proteina No-Go da parte di Martin Schwab. Nel sistema nervoso centrale adulto questa proteina impedisce la crescita delle fibre nervose. Studi sperimentali e clinici di fase uno hanno dimostrato la sicurezza e la potenziale efficacia nel bloccare la sua attività attraverso anticorpi specifici, così da favorire la ripresa funzionale dei tessuti neuronali dopo danni del midollo spinale. I tempi di realizzazione del progetto prevedono che a marzo 2019 inizi l’arruolamento dei pazienti, prima in Svizzera e successivamente negli altri centri europei. Tra questi anche la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, dove l’arruolamento dovrebbe iniziare dopo l’estate.
In sintesi, sebbene attualmente non esista una cura capace di modificare il decorso neurologico dei danni provocati da una lesione midollare, le prospettive in questa direzione stanno cambiando rapidamente. È f ragionevole prevedere che nei prossimi anni saranno disponibili approcci terapeutici capaci di guidare la riconnessione dei circuiti del sistema nervoso centrale, favorendo la ripresa funzionale del midollo spinale danneggiato e quindi il recupero del movimento degli arti andato perso a seguito della lesione.

• Direttore Unità di Neuroriabilitazione e Centro Spinale
Fondazione Santa Lucia IRCCS

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