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TACCUINO POLITICO/ E ADESSO SALVINI PRESENTA IL CONTO

Di Giulio Terzi

E adesso, cosa succede? Forse nulla, forse parecchio. Ufficialmente niente. Lo ha detto subito, il voto in Abruzzo non avrà alcuna ripercussione sul governo la linea di Matteo Salvini dopo il voto in Abruzzo non cambia, come aveva ripetuto quotidianamente in campagna elettorale. In realtà, con la Lega primo partito che stacca di quasi 10 punti il M5S i Salvini-boys qualcosa se lo aspettano. Pochi giorni e si voterà in Sardegna, poi toccherà alla Basilicata. Cosa credete potrà accadere? Una inversione di rotta? Con il Pd che regge solo se sostenuto dalle liste amiche e con il M5s in ritirata? Vogliamo pensare che Di Maio e Dibba forzino la mano al premier Conte e facciano saltare il banco? Facendosi male da soli? CI si può anche chiedere se il popolo grillino capirebbe la posizione assunta dal vertice del Movimento. Che si trova in una situazione senza uscita. Non può mollare e non può subire. Ma chi farà passare la linea dell’inevitabile compromesso? Senza il potere il gioco è finito, naturalmente. I dubbi si chiariranno in poche ore, c’è da decidere subito sulla autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, ovvio che il Carroccio si aspetta un No. E sull’altro tema che ha diviso la maggioranza in queste settimane, la Tav Torino-Lione? Ovvio, ora il Caroccio si aspetta un atteggiamento “meno intransigente” da Di Maio e dei grillini. “Si passi dal no e basta al parliamo e decidiamo che fare”. E ovviamente la Lega si aspetta che il m5S dia un ok chiaro e netto all’autonomia regionale per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Trainati (o spinti) dallo scatenato Di Battista i grillini sono stati costretti a “correre” per battere in velocità Salvini, sono stati costretti ad essere più esplosivi, più spettacolari di lui, vedi la crisi con Parigi. Formalmente sono tutti allineati e coperti sotto la cappella di Palazzo Chigi, dicono che sono i media a soffiare sul fuoco e a mandare in giro una immagine complessiva che non corrisponde alla verità. Il problema è che le sparate di Salvini hanno portato voti, la linea di Di Maio-Di Battista no. I conti non vanno bene, pensioni e reddito di cittadinanza non hanno quell’impatto eversivo sul sistema che ci si poteva aspettare. Insomma, tutto il castello di consenso creato nel giro di pochi anni rischia di crollare miseramente. E non c’è alibi delle Europee che tenga. O ci si inventa qualcosa di solido o il rischio di andare a fondo con una economia in regressione è forte. Non sarà colpa del governo giallo-verde se siamo messi così male, ma stiamo dando l’impressione di non essere in grado di invertire la rotta che ci sta portando direttamente nel precipizio.L’esperienza abruzzese ci dice che il centro destra una alternativa ce l’ha. Il Movimento no. E le sue contraddizioni rischiano di produrre disastri. E meno male che il pd è a pezzi e che sopravvive solo – vedi elezioni abruzzesi – grazie all’appoggio delle liste satelliti. Ma la sinistra esiste ancora. E questa è la chiave della interpretazione di Nicola Zingaretti, il suo obiettivo. Aprire le liste anche a chi sta dalla stessa parte della barricata anche se non ha la tessera Pd. Ci riuscirà?

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