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AUTONOMIA:IL MONDO DELLA SCUOLA COMPATTO,È PERICOLOSA

Il mondo della scuola si mobilita compatto contro il progetto di Autonomia il cui dossier potrebbe essere domani sera sul tavolo del consiglio dei ministri. L’Unione sindacale di base annuncia un presidio davanti a Montecitorio per il 15 e promette nuove mobilitazioni in giro per il Paese contro «un progetto di separazione, il cui vero scopo è mantenere il gettito fiscale all’interno delle regioni del Nord in assoluta violazione del principio di redistribuzione, ma la cui fonte è in buona parte costituita dai docenti »poco impegnati del Sud«, come direbbe il Ministro Bussetti, pronti a trasferirsi al Nord per consentire alla scuola di funzionare. La regionalizzazione della scuola potrebbe determinare il passaggio del personale neoassunto in capo alla Regione, creando un sistema a due velocità, con un pezzo di Italia che proverà a legare la scuola alle logiche europee del mercato e dell’impresa, in cambio di aumenti stipendiali (da quantificare) per pochi». Contrario anche Link, il Coordinamento universitario. «Per quanto riguarda l’istruzione, tra le varie materie che diventano di competenza regionale vi è quella del diritto allo studio. Siamo però da anni in attesa che a livello nazionale sia approvata una legge sui Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP). Senza la definizione dei diritti minimi con i LEP su tutto il territorio nazionale, maggiore autonomia porterebbe al rischio di non riuscire a garantire le studentesse e gli studenti su tutto il territorio nazionale, avverte il coordinatore, Alessio Bottalico. »L’istruzione è un bene pubblico inestimabile. Non si capisce come si possa pensare di negoziare i valori che tengono insieme il paese e i suoi cittadini«, fa notare il leader scuola della Uil, Pino Turi. Per la Flc Cgil, »è falso che stipendi diversi fra regione e regione incentiveranno il personale. È falso che concorsi regionali favoriscono la stabilità. È falso che sarà rispettata l’autonomia delle istituzioni scolastiche. Èvero invece che il diritto all’istruzione non sarà più un diritto universale, che si bloccheranno la mobilità professionale e lo scambio culturale, che l’autonomia scolastica sarà violata da controlli regionali in netto contrasto con la previsione costituzionale. La stessa libertà di insegnamento, che è prima di tutto finalizzata al diritto all’apprendimento, sarà messa in dubbio dalla disparità di trattamento del personale a seconda della regione in cui si lavora. Il diritto all’istruzione non è regionalizzabile«. In una lettera inviata pochi giorni fa al premier Conte e ai presidenti delle Commissioni Istruzione di Camera e Senato, Cgil, Cisl e Uil scuola denunciano »le gravi conseguenze legate al conferimento di maggiori poteri alle Regioni in materia di istruzione, come prevedono le intese che il Governo è in procinto di sottoscrivere sulla concessione della cosiddetta «autonomia differenziata». Un percorso che i sindacati, rivolgendosi al Governo, alle Commissioni Istruzione di Camera e Senato e ai Presidenti delle due Camere, chiedono di bloccare, rivendicando come indispensabile l’avvio di un ampio confronto nelle aule Parlamentari e nel Paese prima di assumere decisioni su un argomento di tale importanza per la vita delle persone e dell’intera comunità nazionale. Infine, mercoledì 27 febbraio Unicobas Scuola e Università organizza uno sciopero per l’intera giornata con una manifestazione nazionale a Roma per protestare contro il progetto di Autonomia

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