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TRUMP AGLI EUROPEI, PRENDETEVI VOSTRI 800 FOREIGN FIGHTERS

Donald Trump incalza gli alleati europei: «riprendetevi gli 800 fighters dell’Isis che abbiamo catturato in Siria e processateli. L’alternativa non è buona ed è che saremo costretti a rilasciarli. Non vorremmo vederli penetrare in Europa, dove si prevede vadano». Parole affidate a due tweet che rischiano di complicare ulteriormente i rapporti fra il tycoon e l’Europa, già tesi dopo che gli Stati Uniti si sono sfilati dall’accordo sul nucleare con l’Iran e da quello sul clima di Parigi, e che ora si apprestano a ritirarsi dalla Siria. Tensioni emerse con forza durante la conferenza per la Sicurezza di Monaco, con molti diplomatici che hanno messo in guardia su come la cattura dei territorio in mano all’Isis non si traduce nella fine della minaccia del gruppo. Un’analisi condivisa da Joseph Votel, il generale alla guida del Comando centrale Usa (Centcom): «Non avrei suggerito al presidente» il ritiro dalla Siria, dice. «Eliminare il califfato non è abbastanza per la sconfitta dell’Isis» aggiunge Votel. Eppure l’invito di Trump agli alleati europei a riprendersi e processare i foreign fighters è proprio legato al fatto che il «Califfato è pronto a cadere. Noi abbiamo fatto molto e speso molto, ora tocca ad altri fare il lavoro che sanno fare. Ci stiamo ritirando dopo una vittoria al 100% sul Califfato». Nonostante l’annuncio di vittoria, la milizia curda filo-americana Forze democratiche siriane riferisce che almeno 1.000 civili sono intrappolati dall’Isis vicino a Baghuz, ultima sua roccaforte in Siria. Nascosti fra i civili e in tunnel, i miliziani dell’Isis controllerebbero ancora un’area inferiore al chilometro quadrato. La richiesta di Trump agli alleati europei è destinata ad alimentare il dibattito in Europa e soprattutto in Gran Bretagna, finora la più esitante a esporsi nel riprendersi i fighters soprattutto di fronte al dilemma delle mogli e dei figli dei combattenti inglesi. I cinguettii di Trump portano alla luce anche l’inteso dibattito transatlantico su come gestire la decisione unilaterale americana di ritirare 2.000 truppe dal nord della Siria, dove dall’inizio del conflitto – secondo il think tank internazionale Global Public Policy Institute (Gppi) – le forze del regime di Damasco e le milizie sue alleate sono responsabili di oltre 300 attacchi chimici, quasi tutti diretti contro i civili. Le forze armate americane e gli stati arabi hanno fatto pressione su Trump affinchè ritardi l’uscita fino a un accordo su come i curdi saranno protetti da una potenziale incursione turca. Il presidente siriano Bashar al-Assad mette in guardia le forze curde: «a quei gruppi che scommettono sugli americani diciamo gli americani non vi proteggeranno. Vi useranno come merce di scambio». James Jeffrey, l’ambasciatore e rappresentante speciale per la Siria del dipartimento di Stato Usa, rassicura: «Non è un’uscita ex abrupto, ma progressiva». A chiedere pazienza agli alleati europei è l’ex vice presidente Joe Biden che, definendo la politica estera americana «imbarazzante», li invita ad aspettare il ritorno di un’America in grado di consultarsi

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