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Mef a Campidoglio: lo sgombero di Casapound non è prioritario

– Niente ruspe sulla sede di Casapound. Almeno per ora. A gelare il Campidoglio, che lo scorso gennaio aveva approvato una mozione a maggioranza che chiedeva lo sgombero dell’immobile che ospita i militanti di estrema destra, il Mef e la Prefettura. Il ministero, rispondendo alla missiva con cui la sindaca Virginia Raggi informava il ministero di Tria dell’ok alla mozione, ha recepito le valutazioni del Prefetto di Roma per il quale quello sgombero «non è una priorità». Fonti del ministero dell’Economia e dell’Agenzia del Demanio hanno precisato di aver «svolto l’istruttoria e tutti gli adempimenti necessari a rientrare in possesso dell’immobile», ma ricordando che a questo punto lo sgombero «dovrà essere valutato dal Prefetto di Roma, che non lo ritiene prioritario in forza dei criteri stabiliti ad hoc». Lo stesso ministro Salvini, da diversi mesi, aveva ribadito che gli sgomberi sarebbero avvenuti «a partire dalle situazioni più pericolose per l’instabilità delle strutture e da quelle per cui ci sono richieste di sequestro giudiziario in corso». E le ruspe, che incombevano sempre di più sulla casa dei ‘fascisti del Terzo millenniò, ora sembrano più lontane. Solo qualche settimana fa, lo scorso 29 gennaio, l’assemblea capitolina aveva manifestato la volontà di mettere fine all’occupazione con una mozione del Pd, approvata in aula a maggioranza anche da M5s, in cui si chiedeva alla Sindaca Raggi di «intervenire presso il ministero degli Interni, il prefetto e il questore» affinché lo stabile simbolo del movimento di estrema destra a Roma, «che si rifà a ideologie fasciste e alle politiche di Mussolini», fosse immediatamente sgomberato. Tra i pochi contrari, un consigliere della Lega. In seguito all’ok ricevuto da quella mozione, la sindaca Virginia Raggi aveva però formalmente inviato una missiva per informarne il Mef. Ma ora, di fronte alla risposta del ministero di Tria e le valutazioni del prefetto, l’invocazione dell’assemblea capitolina sullo sgombero cade nel vuoto. «CasaPound resterà lì finché esisterà anche un solo centro sociale di sinistra occupato in Italia», chiarisce il loro stesso leader, Simone Di Stefano. E il Pd attacca «il governo pentastellato, per il quale chiedere lo sgombero di Casapound non è una priorità, perché così Matteo Salvini intende proteggere i suoi elettori». A parlare di «scaricabarile pusillanime, pavido, opaco tra Salvini, Tria e Raggi» è invece il deputato e membro della direzione nazionale dei dem, Roberto Morassut, mentre il Partito Democratico del V Municipio aggiunge: «invece di sgomberarli, li lasciano liberi di aggredire dei minorenni», denunciando «un’aggressione di studenti in stile squadrista davanti a un liceo romano». Ma per i Cinque Stelle capitolini, «il Pd che oggi si straccia le vesti per Casapound è lo stesso partito che non ha fatto nulla quando era al governo. Noi abbiamo sollevato la questione a tutti gli organi preposti. La scimmietta Pd che per 20 anni non ha visto e non ha sentito, oggi parla ma a vanvera»

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