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BATTISTI CHIEDE DI COMMUTARE L’ERGASTOLO IN 30 ANNI

Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Pac arrestato a gennaio in Bolivia dopo quasi 40 anni di latitanza ed estradato in Italia per espiare l’ergastolo per 4 omicidi che risalgono alla fine degli anni ’70, ha chiesto di cancellare la pena del carcere a vita e di commutarla in 30 anni. Il suo legale, Davide Steccanella, infatti, ha depositato alla Corte d’Assise d’Appello di Milano un’istanza con cui richiede, tramite un incidente di esecuzione, di applicare gli accordi di estradizione Italia-Brasile che prevedevano, appunto, una pena di 30 anni. La particolare «esposizione mediatica» dell’arresto di Battisti, scrive il legale in una delle tre corpose memorie depositate un paio di settimane fa, «ha registrato un (a dir poco) ‘straordinariò rincorrersi, il giorno stesso, di pubbliche dichiarazioni da parte di ministri dell’attuale esecutivo, che si sono espressi in termini di assoluta certezza, tanto sull’entità della pena che l’arrestato dovrà in concreto scontare, tanto sulle specifiche modalità penitenziarie». La difesa, invece, ritiene che sia «necessaria una pronuncia chiara e definitiva» sulla pena da parte dei giudici milanesi (udienza da fissare), «che questo difensore continua a ritenere essere l’unico Organo effettivamente competente». In particolare, con tanto di documenti allegati (altri ne chiede di acquisire alla Corte) il legale nell’istanza fa valere il fatto che l’Italia si sia impegnata con il Brasile con un accordo per rideterminare la pena di Battisti da ergastolo in 30 anni (nel Paese sudamericano, infatti, non è prevista l’ergastolo) e quell’accordo, per la difesa, è l’unico titolo valido di estradizione presente. Già «nella decisione di estradizione del 16 dicembre 2009», scrive il difensore, «viene espressamente indicata la clausola dell’accordo di limitazione temporale in 30 anni della pena da eseguirsi in Italia». Tra l’altro, sempre secondo la difesa, Battisti, detenuto dal 14 gennaio nel carcere di Oristano, è stato riportato in Italia con una consegna ‘brevi manù dalla Bolivia, senza rispettare nemmeno la procedura di espulsione. Il «funzionario boliviano», infatti, spiega la difesa, «non solo non ha atteso i tre giorni imposti dalla legge boliviana» per permettere un ricorso, ma ha anche «omesso di inviare l’espulso nel ‘paese d’originè che risultava pacificamente essere» il Brasile. E sempre secondo la difesa, non ci sono nemmeno documenti validi attestanti l’estradizione dalla Bolivia all’Italia e, dunque, l’unico titolo valido resta l’accordo Brasile-Italia. Il sostituto pg Antonio Lamanna, titolare del fascicolo, ha già dato parere negativo all’istanza del difensore. Per il legale, invece, «in caso di commutazione» della pena in 30 anni dovrà anche «essere detratto quanto oggetto dei diversi provvedimenti di condono», nonché il «presofferto», ossia il periodo da Battisti già trascorso in carcere in passato, con ulteriore abbassamento della pena. La difesa, inoltre, nelle memorie evidenzia anche come Battisti sia stato l’unico dei terroristi dei Pac ad essere condannato all’ergastolo. Pur «comprendendo l’estrema ‘urgenzà da parte dello Stato italiano di finalmente eseguire una condanna risalente a molti anni prima», scrive ancora l’avvocato, «e così pure la solerzia collaborativa del funzionario dell’ufficio immigrazione boliviano di prontamente consegnare al paese interessato un condannato per gravi reati» non può essere consentito, però, «prescindere dalle procedure di diritto (trattati, accordi bilaterali ecc.) che regolano i rapporti internazionali tra gli Stati sovrani»

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