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“Malati di Alzheimer abbandonati dal Comune”, Sant’Egidio lancia l’allarme

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“Malati di Alzheimer abbandonati dal Comune di Roma”, la comunità di Sant’Egidio lancia l’allarme sui tagli, da parte dell’assessorato alla Persona, scuola e comunità solidale del Campidoglio, delle prestazione affette dalla malattia.Un male che richiede cure di alta specializzazione, che inevitabilmente finiranno per pesare sulle famiglie. “Tutti gli studi scientifici – afferma Sant’Egidio – rilevano una costante crescita del numero delle persone affette da Alzheimer, patologia che è stata definita in un rapporto 2012 dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (Oms) e dell’Alzheimer’s Disease International (Adi) ‘una priorità mondiale di salute pubblica’. In Italia si contano circa 600 mila persone affette da questa malattia, il 4% degli over 65. Secondo il Rapporto sullo Stato di Salute della popolazione della Regione Lazio si stima che i casi di Alzheimer e di altre forme di demenza siano intorno ai 35.000, a Roma circa 14.600 (secondo uno studio di The European House-Ambrosetti e Msd, pubblicato il 18/07/2017)”.

“Su tutto il territorio romano solo 59 persone, nel 2017, usufruivano di un’assistenza domiciliare specifica. I centri diurni (servizi semiresidenziali) fino all’anno scorso potevano accogliere circa 540 persone alla settimana. Con la nuova organizzazione tale disponibilità viene ridotta di quasi un quinto. Si tratta di circa 100 anziani che non potranno più accedere ai centri diurni – prosegue Sant’Egidio – Con quali alternative?”.

Nella nuova organizzazione del 2018, continua Sant’Egidio, “è stata introdotta la possibilità per alcuni anziani, dimessi dai Centri Diurni perché considerati troppo gravi, di usufruire dell’assistenza domiciliare, erogata però solo per due mesi, quando ovviamente si tratta di persone che continueranno anche dopo ad avere bisogno di cure. Va inoltre sottolineato che si possono contare sulla punta delle dita i pochissimi fortunati che sono riusciti ad accedere ai fondi previsti per la disabilità gravissima”.

Proprio nel momento di maggiore necessità, in molti rimangono quindi assistiti solo dai familiari, talvolta unicamente dal coniuge, spesso anziano. Chi ha possibilità economiche ricorre all’aiuto di un assistente familiare, per gli altri l’unica soluzione resta l’istituzionalizzazione con tutte le conseguenze negative che questa comporta per il malato e la sua famiglia e con i costi che impone, sempre più insostenibili, per i conti pubblici. “Di fronte al grande allarme espresso dalla comunità scientifica sulla diffusione di questa malattia le scelte compiute non possono certo rappresentare una risposta assistenziale appropriata – denuncia ancora la comunità di Sant’Eugenio – Sarebbe invece opportuno chiedersi quali risorse economiche, interventi, professionalità, idee mettere in campo per sostenere con urgenza i cittadini affetti da Alzheimer e le loro famiglie nel percorso difficile di una malattia che li mette a dura prova. Un compito che dovrebbe riguardare in primo luogo chi, per dovere istituzionale, è preposto a programmare interventi sociali appropriati”.

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