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SANTORO VERSO RAI2, FRECCERO ‘NESSUN ACCORDÒ

Erano gli anni a cavallo tra la fine dei ’90 e l’inizio dei 2000, in piena epoca berlusconiana, quando la Rai2 di Carlo Freccero venne presa di mira dal centrodestra per i programmi ritenuti faziosi in onda sul canale, fino al celebre editto bulgaro. Tra i conduttori di punta di quella Rai2 c’era Michele Santoro, che ora, secondo i parlamentari della Lega in Vigilanza, potrebbe tornare alla corte di Freccero, per riproporre quel connubio: forse di nuovo come frontman sullo schermo, o forse da consulente o produttore come nelle sue ultime uscite sulla tv pubblica. Dalla seconda rete fanno sapere che Freccero ha incontrato Santoro recentemente, ma non ci sono accordi sul tavolo per il ritorno del giornalista su Rai2 o progetti concreti in partenza, né si è mai parlato del talk Popolo Sovrano. Secondo la Lega, invece, che ha presentato un’interrogazione sul tema, il giornalista sarebbe la persona individuata per risollevare le sorti del programma di approfondimento, lanciato da Freccero, o per proporre un format simile. Il direttore di rete, dopo gli ascolti non brillanti delle prime puntate, ha già fatto qualche modifica alla trasmissione guidata da Alessandro Sortino e starebbe pensando a nuovi interventi. «Chiediamo alla Rai non solo se queste notizie sono semplici indiscrezioni ma anche a quanto ammonterebbe l’eventuale compenso riconosciuto al giornalista per la nuova versione di »Popolo sovrano« che, a detta di Freccero potrebbe superare le disastrose cifre Auditel, o per la conduzione di un nuovo programma sostitutivo», afferma Paolo Tiramani, capogruppo della Lega nella bicamerale. E la richiesta di chiarire sul compenso che sarebbe destinato al giornalista arriva anche dal Codacons: «La Rai farebbe bene a confermare la notizia relativa al possibile ritorno di Santoro in Rai rendendo pubblici tutti i dettagli di un eventuale contratto siglato col giornalista – scrive il presidente Carlo Rienzi – Non vorremmo si verificasse un nuovo caso Fabio Fazio, con compensi abnormi e spropositati tra cachet e diritti di format, a totale svantaggio della rete e dei cittadini che pagano il canone». Si discute, intanto, in Rai proprio del compenso di Fazio. Il conduttore, nell’ultima puntata di Che tempo che fa, ha risposto a una provocazione di Luciana Littizzetto, assicurando: «Io sto qua due anni, non mi muovo. Non mi muovo, due anni». Un messaggio rivolto ai piani alti di Viale Mazzini, dove si stanno valutando possibili revisioni del suo compenso. Le pressioni arrivano anche dalla politica: è tutta la maggioranza, e non solo, a premere per una riscrittura del contratto. Con l’altolà del diretto interessato, ogni rinegoziazione appare però partire in salita. Le cifre circolano da tempo: ai 2 milioni e 240 mila euro di compenso annuo per il conduttore, si aggiungono i costi per la realizzazione del programma, prodotto da Officina srl di Fazio, che porterebbero il totale a circa 18 milioni all’anno. Ogni modifica al contratto quadriennale che scade nel 2021, compreso il ventilato ritorno del programma sulla terza rete, potrebbe comportare il pagamento di salate penali da parte della tv pubblica. La trattativa dovrebbe entrare nel vivo a marzo, dopo l’approvazione del piano industriale

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