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Ue critica: «Italia, squilibri eccessivi».

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Gli squilibri economici restano e si aggravano, come il debito pubblico che non scenderà nemmeno quest’anno. Gli investimenti sono fermi, quota 100 e reddito di cittadinanza avranno un impatto limitato su occupazione e crescita ma peseranno invece sui conti pubblici. Il quadro che la Commissione Ue dipingerà nel ‘Country Report’ sull’Italia è un elenco di timori sul futuro dell’economia che riprendono i dubbi già espressi nei mesi scorsi. Ma parlare di una manovra correttiva è prematuro, perché bisogna aspettare la nuova valutazione sui conti pubblici che quest’anno arriverà solo dopo le europee, e sarà basata sul Def che il Governo deve presentare entro metà aprile.

Per il sesto anno consecutivo, nella sua valutazione delle economie dei 28 Paesi Ue, Bruxelles lascerà l’Italia nel gruppo di quelli con squilibri macroeconomici eccessivi. Sarà in compagnia soltanto di Grecia e Cipro. Tutti gli altri hanno problemi che non sono considerati rischiosi per la tenuta del Paese. Nel lungo documento che analizza nel dettaglio le criticità dell’economia italiana, la Commissione mette al primo posto il debito pubblico, come ha fatto negli ultimi cinque anni. La situazione non è cambiata, anzi: per Bruxelles gli interventi messi in campo dal Governo daranno una spinta molto limitata alla crescita, e potrebbero invece far aumentare il debito e il deficit. E quasi certamente far peggiorare il saldo strutturale, andando a compromettere la situazione dei conti pubblici.

Non è l’aspetto più preoccupante ma è certamente quello più problematico nell’immediato, perché è da quel deterioramento che dipenderanno le decisioni future della Commissione su una possibile richiesta di correzione in corso d’anno. Ma, al netto di un peggioramento repentino del quadro e della situazione sui mercati, i commissari non intendono chiedere manovre all’Italia. Intanto, rinviano tutto a dopo le europee. Ma anche allora vorrebbero evitare di entrare a gamba tesa nelle scelte dei governi, nel contesto di una situazione politica che impiegherà tempo a definirsi. Certamente, però, con le raccomandazioni di fine maggio getteranno le basi legali per poter chiedere in qualunque momento azioni correttive. Questo perché le raccomandazioni sul bilancio conterranno l’entità della deviazione che già si sta materializzando, e che via via, con i nuovi dati, diventerà più definita. Intanto nel Country Report la Commissione europea torna a ribadire le critiche alle riforme cardine del Governo gialloverde. La misura più contestata dal documento è quella su quota cento.

Soprattutto perché la Commissione non crede che, specie in un contesto recessivo, tutti coloro che lasceranno il lavoro saranno rimpiazzati. Mentre la crescita del deficit strutturale dovuta a questa misura – che va contro le raccomandazioni rivolte ripetutamente a tutti i Paesi in questi ultimi anni in materia di sostenibilità dei sistemi pensionistici nazionali – viene data per scontata. Meno duro è invece il giudizio, che resta però tendenzialmente negativo, sul reddito di cittadinanza. In attesa di vedere come la misura sarà applicata, la Commissione lascia aperta la sua valutazione limitandosi a indicare che l’intervento avrà un impatto sulla crescita dei consumi limitato allo 0,15% su base annua. Inoltre, tra gli elementi causa di preoccupazione c’è la dinamica degli investimenti, segnalata in discesa sia per quelli nazionali che per quelli provenienti dall’estero. E questo senza che all’orizzonte, si osserva a Bruxelles, ci siano azioni che facciano prevedere una inversione del trend in atto. Nel rapporto vengono poi anche ribaditi i ‘classicì mali del ‘sistema Italià: dalla lentezza del sistema giudiziario, ai punti deboli del sistema bancario, alla necessità di rilanciare l’efficienza della pubblica amministrazione e di facilitare l’accesso al credito

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