| categoria: sanità

L’INTERVISTA/ Quanto vale la pelle di un medico

Parla Luciano Cifaldi, direttore sanitario della Asl Roma 5. Le violenze nei front-office degli ospedali non accennano a diminuire, è un problema sociale e politico da affrontare. Ma quando parte l’assalto ad un ospedale per “vendicare” la morte di un congiunto ci si rende conto che si è passato il segno. Che fare?

Di Vanessa Seffer

C’è da rabbrividire e c’è molto da pensare nel leggere la nota Ansa che esordisce con “Boscotrecase (Napoli) 18 febbraio – Alcune decine di persone hanno assaltato il reparto di medicina d’urgenza, picchiando alcuni medici ed infermieri, danneggiando macchinari, per “vendicare” la morte di una loro congiunta”. E’ un rapido take di agenzia che segnala acriticamente un atto di violenza avvenuto in un ospedale del Napoletano. Tralasciamo i particolari e soffermiamoci sul fatto. Che fa rabbrividire e riflettere. E’ un problema sociale e politico che non si può più ignorare. Chi scrive queste note si occupa da anni di inchieste e di problematiche legate al mondo della sanità e ritiene che i politici dovrebbero fare anche qualche figuraccia in meno e occuparsi seriamente dei problemi “enormi e reali” del nostro Paese, a cominciare dalla tutela degli operatori della sanità che sono ormai troppo spesso abbandonati a se stessi. Quando parte l’assalto ad un ospedale per “vendicare” la morte di un congiunto ci si rende conto che si è passato il segno. Che fare? Ne parliamo con il dott. Luciano Cifaldi, direttore sanitario della Asl Roma 5,

Quanto vale la pelle di un medico, di un infermiere che fa il proprio dovere? E se non riesce a salvare una persona, rischia la vita?

Si è trattato, per quanto ho ricavato dalla lettura della cronaca, di un episodio estremamente pericoloso, nella dinamica dell’accaduto e per le conseguenze che ne potrebbero derivare. I termini che potrei usare credo siano inadeguati ad esprimere realmente il mio pensiero. Mi viene in mente la battaglia di Alamo (iniziata il 23 febbraio 1836) quando le truppe messicane diedero l’assalto alla missione francescana. Fu una strage che rimase nella storia del Texas.Le crudeltà durante la battaglia ispirarono molti coloni texani, desiderosi di vendetta, che si unirono all’armata Texana e sconfissero successivamente l’armata messicana durante la battaglia di San Jacinto, il 21 aprile del 1836, ponendo fine alla rivoluzione .

Soffermiamoci ad analizzare i termini: assalto, strage, vendetta, rivoluzione.

L’assalto a Boscotrecase c’è stato ed indubbiamente segna un passo importante nella evoluzione dei casi di violenza a danno dei medici, degli infermieri e degli operatori sanitari in genere. Fino ad oggi però si parlava di aggressione, di operatori picchiati, accoltellati, finanche oggetto di colpi di pistola andati purtroppo a buon fine secondo le intenzione dell’aggressore. Nel caso di di Boscotrecase si parla di assalto da parte di decine di persone e non del gesto sconsiderato di un singolo o di qualche familiare.

Che in alcuni posti ci siano famiglie numerose e compatte si sa. Ma l’aggressività?

Già dal “tengo famiglia” che avrebbe dovuto ispirare sentimenti caritatevoli al “tengo famiglia” inteso come minaccia e chiamata alle armi.La strage non c’è stata, ed è assurdo dovere sottolineare che per fortuna non c’è stata, ma nulla vieta, in uno spirito di competizione emulativa, che possa esserci nel futuro prossimo.

Dunque cosa dobbiamo aspettarci? Dove può portare la ricerca di vendetta?

Non poniamo limiti alla fantasia e lo dico con triste sarcasmo. Piuttosto mi sembra interessante analizzare il termine Vendetta. La vendetta è uno dei motivi ispiratori di molte delle umane vicende. Le motivazioni sono tante ovviamente. Si va dalla debolezza dell’essere umano alla giustizia fai da te passando dai film di Schwarzenegger fino all’indimenticabile Ken che urla “vendeetta! vendeetta!” in Un pesce di nome Wanda.

Dunque serve una rivoluzione.

Sarebbe certo una rivoluzione se i nostri politici si accorgessero finalmente che la china intrapresa è pericolosissima ed al danno immediato a carico degli operatori potrebbe conseguire una demotivazione professionale ed uno scollamento istituzionale.

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@vanessaseffer

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