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LADY HUAWEI FA CAUSA AL CANADA, IL COLOSSO TLC AGLI USA

Lady Huawei e il colosso delle tlc di Shenzhen passano all’offensiva delle carte bollate mettendo nel mirino Canada e Usa, mentre Pechino accelera il suo pressing su Ottawa e accusa Michael Kovrig e Michael Spavor, i due canadesi detenuti dal 10 dicembre come ritorsione per il caso della manager cinese, di essere due spie. Nell’imminenza dell’udienza di Vancouver del 6 marzo sulla richiesta di estradizione negli Usa, Meng Wanzhou ha fatto causa al Canada per l’arresto del primo dicembre all’aeroporto di Vancouver su richiesta degli Stati Uniti con le accuse di aver eluso le sanzioni americane contro l’Iran. Meng, figlia del fondatore di Huawei, Ren Zhengfei, ha deciso di citare in giudizio il governo canadese, l’agenzia di frontiera e la polizia per «gravi violazioni» dei suoi diritti civili. Una mossa che si aggiunge alla protesta formale della Cina contro Ottawa, definendo il caso «un grave incidente politico», a maggior ragione dopo il via libera del ministero della Giustizia all’esame nel merito dell’estradizione. Huawei, secondo il New York Times, si prepara intanto a fare causa anche al governo americano per aver vietato alle agenzie federali di usare i suoi prodotti. L’azione legale, da depositare secondo alcune fonti in Texas, nel distretto orientale, dove Huawei ha la sua sede, dovrebbe essere annunciata in settimana. La compagnia, leader mondiale delle reti per le tlc, ha da tempo chiesto che gli Usa producano le prove sulla pericolosità dei suoi prodotti. Zhang Yesui, portavoce del Congresso nazionale del popolo (la sessione parlamentare cinese), ha accusato Washington, alla vigilia dell’apertura dei lavori, che la legge del 2017 sulla sicurezza nazionale, usata per giustificare lo spionaggio di Huawei per conto di Pechino, è stata modellata sugli esempi di altri Paesi per «proteggere i diritti umani e i diritti legittimi di individui e organizzazioni». Insomma, dagli Usa c’è «un’interferenza nelle attività economiche con mezzi politici» contraria alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. «È un tipico esempio di doppio standard che non è equo e non è etico», ha concluso Zhang. Intanto, la posizione di Kovrig, ex diplomatico del Canada e ora advisor del think tank International Crisis Group basato a Bruxelles, e di Spavor, un imprenditore con legami con la Corea del Nord, si complica. I due, arrestati il 10 dicembre, sono accusati di aver «violato gravemente» le leggi cinesi con l’accusa di spionaggio e furto di segreti di Stato. L’agenzia Nuova Cina, citando non meglio definite «autorità cinesi», ha riferito il legame tra i due: Kovrig era dal 2017 in collegamento con Spavor per le sue attività illegali. Il loro caso, secondo gli osservatori, è una ritorsione di Pechino alla vicenda Meng. Kovrig è entrato spesso in Cina con passaporto ordinario e visto d’affari, mentre Spavor è stato il suo principale contatto, ha continuato la Nuova Cina. Adesso, il loro destino è strettamente legato all’udienza del 6 marzo.(

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