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DA TESTACCIO A ROMA BIS,FAVOLA INFINITA RANIERI

– Da eterno perdente a memoria perpetua, da ‘tinkerman’ (pasticcione) ai tempi del Chelsea (che peraltro portò a una semifinale di Champions) a ‘Mister Volarè, sempre con lo stesso tratto galante, onesto, perbene, mai sopra le righe. Claudio Ranieri è entrato di diritto nel Libro del calcio per uno storico scudetto in Premier nel 2016, con il Leicester, mai offuscato nemmeno dal successivo esonero un anno e mezzo dopo, nè dalle fugaci tappe in Ligue1 (Nantes) e di nuovo in Premier (altro esonero recentissimo con il Fulham, dove era arrivato in corsa). Il protagonista dell’ «exploit sportivo più sorprendente di tutti i tempi» (New York Times), premiato dalla Fifa nel 2016 come ‘allenatore dell’annò e fatto Grande Ufficiale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, arriva di nuovo a Roma, nella sua città, avendo alle spalle una carriera costellata da delusioni, come lo scudetto sfumato con i giallorossi otto anni fa, e diversi esoneri (anche da ct della Grecia) che negli anni gli avevano cucito addosso l’etichetta di perdente di successo. A Valencia (con cui vinse una Coppa del Re) lo ricordano invece per i suoi dissapori con Romario, mentre al Monaco per aver vinto un campionato di Serie B nel 2013 riportando subito in Ligue1 la squadra del Principato. Qualche anno fa Josè Mourinho lo aveva definito «un 70enne che ha vinto solo una piccola coppa e troppo vecchio per cambiare mentalità», salvo poi ricredersi a tempo debito. Lui, il ‘normal onè che cominciò ad allenare nella Vigor Lamezia (la Calabria gli è rimasta nel cuore dai tempi in cui era il terzino del Catanzaro), non si è mai scomposto, quasi fosse tutto già scritto. Non a caso, dopo il miracolo compiuto sulla panchina delle Foxes, a caldo, appena vinto lo storico scudetto inglese, aveva sussurrato emozionato: «Vorrei dire a tutti di crederci sempre in tutti i campi della vita». «Se avessi vinto questo all’inizio della mia carriera – ha sempre ripetuto il 68enne tecnico testaccino, calandosi più nelle vesti di filosofo che di semplice allenatore di calcio – forse avrei potuto dimenticarlo. Ma ora sono vecchio e posso ricordarlo». Torna a Roma ancora una volta da protagonista, dove aveva mosso i primi passi da giocatore e poi da allenatore, ma dove è sempre tornato da semplice innamorato della sua città. Non a caso, ha raccontato, la vigilia della storica vittoria che l’avrebbe consegnato alla storia l’aveva trascorsa sul litorale romano insieme alla madre e alla moglie. «Nella mia testa ho sempre pensato che avrei vinto uno scudetto, non sapevo dove ma l’avrei fatto – rivelò in quei giorni incredibili – La mia forza è che io sono sempre un uomo positivo ho sempre pensato di poter vincere qualcosa. Sono un uomo pragmatico, so che nel calcio può succedere qualcosa di strano». Anche tornare ad allenare la squadra del cuore.

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