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Termini Imerese, arrestati i vertici della Blutec. Sequestrata l’azienda,

Fino a qualche giorno fa, assicuravano di avere un progetto serio di rilancio per l’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese. Questa mattina, i finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo hanno notificato al presidente del consiglio di amministrazione e all’amministratore delegato della Blutec spa un provvedimento di arresti domiciliari. E l’intera società con sede in provincia di Torino, a Rivoli, è stata sequestrata. Roberto Ginatta e Cosimo Di Cursi sono accusati di malversazione ai danni dello Stato. Nei loro confronti è scattato anche un provvedimento di interdizione, per 12 mesi non potranno esercitare “imprese e uffici direttivi”, così recita il provvedimento del gip di Termini. Di Cursi è in questo momento all’estero, sta rientrando in Italia.

I due manager avrebbero distratto 16 dei 21 milioni di euro di contributi statali che dovevano rappresentare una grande occasione di sviluppo per 700 lavoratori. Questa l’accusa emersa dalle indagini della Guardia di finanza di Palermo, coordinate dalla procura di Termini Imerese guidata da Ambrogio Cartosio. Ed è scattato pure un sequestro cosiddetto per equivalente, da 16,5 milioni, la cifra che sembra essere svanita nel nulla. Secondo la ricostruzione degli investigatori guidati dal colonnello Cosmo Virgilio, sarebbe stata utilizzata dalla società per tutt’altri investimenti.

Questa mattina, la svolta a sorpresa nella vertenza Blutec, mentre da settimane i lavoratori continuano le manifestazioni di protesta: 570 sono in cassa integrazione, mentre 130 sono in azienda, impegnati in progetti di formazione. Qualche giorno fa, i delegati della società avevano annunciato l’interessamento di un gruppo cinese, ma dei finanziamenti ricevuti nessuna notizia.

A fine febbraio, a Termini Imerese, era arrivato anche il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, per annunciare la proroga degli ammortizzatori sociali scaduti a dicembre, e soprattutto per lanciare un appello all’azienda: “Gli impegni presi vanno rispettati”. Ma è arrivato prima il provvedimento della magistratura.

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