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Nuova Zelanda, assalto alle moschee: 27 morti e 40 feriti

4363237_0558_nzcomboQuattro arrestati: uno di loro si è filmato mentre sparava

Attacco a due moschee in Nuova Zelanda, 27 morti e 40 feriti Come in un videogame “sparaspara”, un uomo di un commando terroristico si è filmato in “soggettiva” per 17 minuti con una minitelecamera su un elmetto mentre commetteva una strage in una moschea di Christchurch, in Nuova Zelanda. Si contano almeno, 27 morti e 40 feriti. Oltre al “cameraman” sono stati fermati altri due uomini e una donna che hanno attaccato due moschee. Trovati esplosivi nelle strade. E’ sotto choc la nazione i cui giovani nella stessa ora della strage stavano marciando per sostenere la lotta al cambiamento climatico.

“E’ il giorno più nero nella storia della Nuova Zelanda” ha detto il giovane primo ministro Jacinda Ardern. Finora il “paese della lunga nuvola bianca”, agli antipodi dell’Italia, era stata risparmiato da gravi atti di terrorismo, anche se per il momento non è possibile inquadrare le motivazioni alla base della strage.

L’assalto, riporta il New Zealand Herald, è avvenuto verso le 13 (le 3 di notte di Italia): dei quattro presunti terroristi, fra i quali una donna, uno è stato identificato in Brenton Terrant, 28 anni, australiano, che si è filmato mentre con la sua auto raggiungeva la moschea Al Noor in Deans Avenue a Chritschurch, la città più importante dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda, il cui centro è ancora segnato dalla zona rossa dopo il terribile terremoto del 2011.

Terrant, in quella vettura con l’Arbre Magic giallo appeso allo specchietto, era vestito e armato come un militare: con la GoPro sull’elmetto ha ripreso ogni istante del suo assalto, spesso commentando le sue azioni.

Un circostanza mai registrata prima in un atto di terrorismo che ha spinto la polizia della provincia di Canterbury a lanciare un appello perché le immagini della strage non siamo condivise. Un appello raccolto con dimostrazione di grande civilità dalla popolazione della Nuova Zelanda, poco più di 4 milioni di persone, anche se risulta impossibile evitare il blocco totale di quei video.

La polizia ha anche deciso di non diffondere una sorta di “Manifesto” che l’australiano aveva pubblicato su un suo profilo social. Sulla sua station wagon beige, Terrant aveva caricato armi, munizioni in quantità, oltre a taniche di benzina. Aveva con se almeno un facile mitragliatore.

La sua prima vittima è stata un fedele alla porta della moschea, poi ha esploso raffiche su raffiche sulle altre 300 persone in preghiera. Quando ha finito le munizioni, l’australiano è tornato sull’auto a prendere altri caricatori, tutti bene etichettati con nastro adesivo bianco e scritte. Poi è rientrato nella moschea facendo altri morti.

L’uomo ha continuato a sparare, in apparenza in maniera casuale, sui passanti quando è nuovamente uscito dal luogo di culto per poi dirigersi verso una secondo moschea della città affacciata sul Pacifico che conta mezzo milione di abitanti.

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