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PD: DOMANI PARTE ERA ZINGARETTI, PRIMA SFIDA SUPERARE M5S

Domani all’assemblea nazionale Pd, Nicola Zingaretti farà il suo primo discorso da segretario. Traccerà le linee, il progetto, la struttura del ‘suò Pd. Un discorso, ovviamente, a 360 gradi. Dai temi caratterizzanti -tra questi il lavoro e l’ambiente, dicono i suoi- all’organizzazione del partito sul modello ‘piazza grandè ovvero aperto alla società, poi il sistema di alleanze, l’Europa ovviamente in vista del 26 maggio e quindi l’opposizione al governo gialloverde. Alla Lega, in particolare, di cui il Pd aspira a diventare il competitor se si andrà verso un nuovo bipolarismo con il ridimensionamento dei 5 Stelle. Per Zingaretti la prima prova arriverà subito, domenica prossima alle regionali in Basilicata. Finora ‘l’effetto Zingà sta premiando i dem nei sondaggi che, a livello nazionale, sono ormai a un’incollatura dai 5 Stelle. In Basilicata, la partita è difficile per il centrosinistra ma Zingaretti non se ne terrà lontano. Anzi. È atteso in settimana nella regione. Già lunedì, probabilmente. Domani l’assemblea eleggerà il nuovo presidente, i vice, il tesoriere, la Direzione. Insomma, prenderà forma il nuovo gruppo dirigente. E il cambio di passo rispetto al passato renziano diverrà concreto anche nella composizione dei vertici e nei numeri della nuova maggioranza. Intanto la platea dell’assemblea. Composta in maniera proporzionale rispetto al risultato delle primarie vede una schiacciante maggioranza per Zingaretti: circa 660 su 1000 i delegati eletti con la mozione del presidente della Regione Lazio. Circa 220 per la mozione Martina e 120 per quella Giachetti. Equilibri che si riproporranno anche nella nuova Direzione di 120 membri che sarà eletta domani. L’area che aveva sostenuto Martina dovrebbe contare circa 28 membri, e tra questi Luca Lotti e Lorenzo Guerini. Saranno circa 12 per la mozione Giachetti. Un’ottantina per il neo segretario Nicola Zingaretti. Numeri solidi per il neosegretario che, tra l’altro, potrebbe anche avvalersi della possibilità (prevista dallo Statuto di era veltroniana) di nominare 20 personalità, con diritto di voto, provenienti dal mondo della cultura, associazionismo, imprese. Sui nomi della nuova Direzione è probabile che si continuerà a discutere ancora per tutta la giornata di oggi se non fino all’ultimo, domani in assemblea. Nella minoranza, o meglio tra le diverse componenti della minoranza, non si è ancora trovato l’accordo sugli equilibri dell’organismo dem. La dialettica è tutta interna alla mozione Martina. Da una parte i ‘lottianì, dall’altra l’ex-segretario, Graziano Delrio, Matteo Richetti e Matteo Orfini. La proposta Martina è quella di dividere ’50 e 50’ i circa 28 posti che andrebbero assegnati alla mozione. Per i ‘lottianì che sostengono di aver eletto molti più delegati in assemblea, la proporzione dovrebbe essere ’70 a 30’. Se ne discuterà ancora stasera e se non si troverà una mediazione potrebbe anche andare a finire che, in assemblea, ognuno si voterà i suoi.Visto il confronto ancora aperto, è difficile al momento dire quali saranno i vicepresidenti dell’assemblea (incarichi che di norma vanno alla minoranza). In pole per ora ci sono Simona Malpezzi e Anna Ascani. Qualche certezza in più invece c’è sul nuovo presidente dem: sarà Paolo Gentiloni. E se qualcuno nella minoranza aveva dubbi sul votare l’ex-premier ci ha pensato Matteo Renzi a chiudere la faccenda. L’ex-segretario mentre affida a Ettore Rosato l’incarico di strutturare i suoi Comitati civici, continua a ostentare fair play nei confronti di Zingaretti. «Non lo ostacolerò con il fuoco amico», ha ripetuto anche oggi Renzi. Il tesoriere sarà invece Luigi Zanda che ha già iniziato a muoversi nel suo nuovo ruolo, rilanciando la sua proposta (depositata a luglio dello scorso anno) per ripristinare il finanziamento pubblico ai partiti, in una forma riveduta e corretta.

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