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CASO DICIOTTI: VOTO MERCOLEDÌ, SENATO DECIDE SU PROCESSO SALVINI

– L’Aula del Senato voterà mercoledì 20 marzo sul caso Diciotti-Salvini. I senatori, dalle 13, saranno chiamati infatti a pronunciarsi sulla proposta della Giunta delle immunità di Palazzo Madama, che ha chiesto all’Aula di non concedere alla procura di Catania l’autorizzazione a procedere a processo nei confronti del vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Un caso nato lo scorso agosto, che ha dato il via a un duro scontro politico, dopo la richiesta dei magistrati etnei di procedere nei confronti del ministro dell’Interno per ‘sequestro di personà, in relazione alla vicenda Diciotti, la nave della guardia costiera italiana bloccata per cinque giorni di fronte al porto di Catania, con 177 migranti a bordo. Da una parte la Lega che fa scudo al suo leader, con Forza Italia e Fratelli d’Italia in appoggio ‘esternò, condividendo la scelta della linea dura di Salvini sui porti; dall’altra invece il Pd e la sinistra, che chiedono di concedere il via libera ai giudici e alcuni ex Cinque Stelle, che hanno già detto no al decreto sicurezza di Salvini, come Gregorio De Falco. I Cinque Stelle, che hanno vissuto un lacerante dibattito interno sulla vicenda, sono chiamati a difendere Salvini, spalleggiato dal premier Giuseppe Conte, oltre che dai ministri Luigi Di Maio e Danilo Toninelli, che hanno presentato apposite memorie per condividere con il titolare dell’Interno la responsabilità del blocco della nave con a bordo i migranti.Dopo l’arrivo delle carte dei magistrati siciliani a Palazzo Madama, lo scorso 23 gennaio, la giunta per le autorizzazioni e le immunità, presieduta dal senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, inizia i suoi lavori, per arrivare al voto sulla richiesta di procedere per il ministro Salvini. Sul tavolo di Sant’Ivo alla Sapienza, sede della giunta, il titolare dell’Interno, dopo aver fatto sapere che avrebbe chiesto di non dare il via libera al processo, manda una sua ‘memorià che spiega come la scelta di non far sbarcare subito i migranti fosse legata «a un preminente interesse pubblico», relativo alla «prevenzione e il contrasto rafforzato dell’immigrazione illegale e della tratta degli esseri umani». Avendo agito inoltre, come sottolinea il leader della Lega «il governo italiano, quindi non Matteo Salvini personalmente, al fine di verificare la possibilità di un’equa ripartizione tra i Paesi dell’Ue degli immigrati a bordo della nave». Parole che vengono rafforzate da due documenti allegati alla memoria, che ribadiscono come si sia trattato proprio di una linea comune del governo. primo, a firma del premier Giuseppe Conte, il secondo co-firmato da Di Maio e Toninelli, che ribadiscono la scelta fatta in sintonia tra alleati. «Siamo tutti corresponsabili della scelta fatta sui migranti della Diciotti», è la parola d’ordine dell’esecutivo. Parole che che però non fanno passare i maldipancia agli ortodossi del M5S che chiedono di non derogare dai principi del movimento. Una situazione che Di Maio, alla vigilia del voto in giunta, decide di risolvere ricorrendo alla consultazione della base il 18 febbraio. Il voto sull’immunità al vicepremier leghista spacca gli alleati. La piattaforma Rousseau registra 52.417 votanti, di cui il 59,05% a favore del no al processo, il 40,95% per il sì. Un risultato che viene ‘adottatò il giorno dopo in giunta, dove i sei senatori del Movimento, guidati dal Aldo Maria Giarusso votano insieme alla Lega, Fi e Fd’I per dire no al processo a Salvini. E mandano la palla in Aula, dove si dovrà dare il parere definitivo sulla richiesta della magistratura.

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