| categoria: Roma e Lazio

DIETRO I FATTI/ Chi sta con gli esercenti vince?

Di Giovanni Tagliapietra

Non c’è peggior cieco e sordo di chi non vuol vedere e sentire. L’amministrazione capitolina sta mettendo seriamente a rischio la struttura produttiva sulla quale regge sostanzialmente la città – commercio e turismo – nel migliore dei casi per difendere principi astratti, nel peggiore per incompetenza, superficialità, sciatteria. E’ la sintesi di un ragionamento che poggia su alcuni passaggi fondamentali della cronaca politica di questo periodo e che attraversa alcuni episodi di cronaca che meritano letture meno superficiali. Il tessuto produttivo di Roma sta morendo, giorno dopo giorno, il turismo di massa che soffoca la città lascia pochissimo, è in larga parte ormai il tanto vituperato fenomeno del mordi e fuggi che si sviluppa oltre le regole e nel caos più totale, gli esercizi pubblici sono alla canna del gas, certe scelte ideologiche della Giunta Raggi in tema di mobilità – la blindatura del centro, ad esempio, e tutte quelle azioni volte a penalizzare gli automobilisti – possono avere effetti disastrosi. A fronte di questa analisi il Campidoglio finge di non vedere e non sentire. Offeso, intransigente nel portare avanti ad ogni costo la “sua” rivoluzione senza tener conto che la città può volere “altro”. Incapace di gestire la questione Ama, i rifiuti, e la gestione Atac. i trasporti. Incapace di risolvere l’emergenza degrado, quella degli alberi, quella delle buche. In questo “vuoto” si sta inserendo il nuovo soggetto politico sul palcoscenico romano, la Lega, facendosi largo a spallate. Il convegno di martedì a Palazzo Valentini con la presenza massiccia dello stato maggiore del Carroccio ( “Crisi senza fine? Tavolo di confronto su Commercio, Artigianato e Piccole imprese) è un segnale importante. Le associazioni degli imprenditori puntano i piedi e sollecitano una trattativa. Le associazioni degli esercenti, forti del numero e del loro essere radicati sul territorio si preparano a fare le barricate. Il Comune le martella ai fianchi con provvedimenti assunti unilateralmente, senza confronti preventivi, e gioca con energia la carta (il termine è spiacevole ma efficace) della repressione. Un tempo era “tavolino selvaggio”, oggi è molto di più. Il blitz dell’altro giorno su Campo de’ Fiori ha avuto larga eco sulla stampa ed effetti devastanti sulla immagine di una categoria di fronte all’opinione pubblica: se su 17 esercizi controllati 15 presentavano delle irregolarità vuol dire che gli esercenti lavorano fuori dalle regole, fanno quello che vogliono in un clima di illegalità. Il segnale è forte e chiaro. Ma è proprio tutto così chiaro ed evidente? Tra i sanzionati ci saranno anche stati magari degli esercenti con cucine sporche, alimenti e personale non in regola, ma il “cuore” del blitz è stata la lotta all’abusivismo: fuori norma gli arredi esterni dei cocktail bar, ombrelloni, stufe e divanetti sotto sequestro. In sostanza violazioni della normativa sulla occupazione del suolo pubblico e non osservanza del rigido catalogo degli arredi. Proprio la materia sulla quale gli esercenti cercano invano di aprire un confronto ritenendo quelle regole punitive e incongrue. Certo il regolamento va rispettato, chi sbaglia paga, ma vedere i vigili misurare con il centimetro le violazioni può fare saltare i nervi, dopo averle provate tutte, con assessori diversi e con la potente commissione Commercio del Comune, per trovare un dialogo e una intesa.
Gli esercenti erano già sul piede di guerra, affilando le armi per gestire al meglio una serrata. Ora sono ancora più incattiviti. Prima di passare alle vie di fatto preparano un referendum tra gli associati e la popolazione da gettare in faccia alla giunta capitolina. Hanno le loro buone ragioni? Magari sì, basterebbe che si potesse discutere sul serio e senza pregiudizi invece di nascondersi come sta facendo l’amministrazione grillina. “L’inchiesta pubblicata in questi giorni sulla stampa e che vede lo spopolamento delle attività commerciali nel centro storico è allarmante – afferma in un comunicato Claudio Pica, presidente di Fiepet-Confesercenti – Secondo i dati pubblicati in 5 anni hanno chiuso 265 attività, una crisi che tocca il cuore pulsante di Roma, strade storiche come via del Corso, via del Babuino, via Margutta, via Sistina, via Crispi, via di Propaganda, via Frattina e via della Vite. Di questo passo il rischio sarà quello di una vera e propria desertificazione del centro storico, una sciagura per la Capitale d’Italia che invece di polarizzare ed essere moltiplicatore di un’offerta turistica e ricettiva di qualità perde addirittura il suo valore attrattivo. Certamente i provvedimenti amministrativi degli ultimi anni non hanno aiutato, e basta ricordare quelli più recenti come il prolungamento della Ztl e i rincari sulle strisce blu. Elementi a cui si aggiungono il degrado, la raccolta rifiuti che non decolla e la mancanza di norme chiare sui piani di massima occupabilità (Pmo)” Tutti temi sui quali la Fiepet-Confesercenti si è attivata – prosegue Pica – non solo dialogando con la Giunta capitolina, portando quindi le istanze della categoria come nel caso dei rifiuti e dei Pmo, ma lanciando sul versante mobilità un referendum presso i propri associati per dire ‘no’ al prolungamento della Ztl, alla chiusura dei varchi che consentono l’accesso nel cosiddetto ‘Tridentino’ e al rincaro dei parcheggi a pagamento. Riteniamo infatti che tali misure, che danneggiano gli esercenti ed hanno ricadute negative sull’indotto e l’offerta turistica della Capitale, siano una delle cause dello spopolamento del centro storico. Sottoporremo i risultati del nostro referendum, ancora in corso e con termine a fine mese, all’Amministrazione capitolina affinché il Campidoglio prenda atto di quale sia la posizione dei pubblici esercizi”. Come dargli torto? L’atteggiamento della Giunta Raggi si rivela decisamente miope, e se alla fine il vessillo delle associazioni del turismo e del commercio verrà raccolto dagli uomini del Carroccio nessuno potrà lamentarsi. “Vogliamo promuovere un approfondimento concreto delle dinamiche che interessano attività commerciali, artigianali e Piccole imprese con l’obbiettivo di rilanciare le politiche di sviluppo di un settore in estrema sofferenza”, annuncia con enfasi Fabrizio Santori, ex Fdi, oggi dirigente regionale del Carroccio, da Palazzo Valentini all’incontro organizzato dal Gruppo della Città Metropolitana della Lega Salvini Premier. Dal “tavolo di confronto sul tessuto economico di Roma e Provincia” la Lega ha illustrato le sue proposte della Lega per il rilancio dell’imprenditoria locale. In sala il sottosegretario Claudio Durigon , vero proconsole a Roma di Matteo Salvini, i maggiori esponenti locali del Carroccio: di fronte a loro i rappresentanti di quelle stesse associazioni di categoria che il Campidoglio non vuole ascoltare, primo tra tutti Claudio Pica, Presidente Fiepet

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