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Divorzio, cambia tutto, arriva l’assegno a tempo

Approderanno in tempi brevi nell’Aula di Montecitorio le nuove regole sull’assegno divorzile. Sono terminate le audizioni in Commissione Giustizia, alla prossima riunione dell’ufficio di presidenza si darà il via libera alla presentazione degli emendamenti e alla discussione, poi ci sarà la calendarizzazione – probabilmente subito ad aprile – della proposta di legge che reca la firma della dem Alessia Morani. La maggioranza però non alzerà paletti. Anzi: sulla riforma l’accordo è assolutamente bipartisan. Tra le novità più importanti: l’introduzione dell’assegno a tempo; lo stop ad ogni obbligo di «corresponsione nel caso di unione civile, nuove nozze o convivenza stabile» dell’ex coniuge. E l’obbligo a collaborare per fornire la documentazione completa della situazione reddituale e patrimoniale, con la possibilità di prevedere per chi si oppone, ai fini del «calcolo dell’assegno veritiero», una sanzione pecunaria.

La Cassazione ha già rivisto il metodo per calcolare l’assegno di divorzio, con la sentenza 18287 dell’11 luglio scorso. «Secondo questa sentenza – sottolinea la nuova presidente grillina della Commissione giustizia della Camera, Businarolo – occorre considerare anche la durata del matrimonio. Viene sostenuto che l’assegno di divorzio ha natura assistenziale, compensativa e perequativa. Si rende indispensabile un intervento normativo come hanno confermato autorevolissimi esponenti del mondo accademico.

Manderemo il testo in Aula». Aperturista anche la Lega: «Il testo è ragionevole», dice il capogruppo Turri.
La proposta ricalca la legge approvata all’unanimità dalla Commissione Giustizia nella scorsa legislatura ma mai arrivata in Aula. Con tanto di dibattito parlamentare seguito alla sentenza della corte di appello di Milano che aveva ridotto drasticamente a Veronica Lario l’assegno di divorzio di mantenimento dovuto dall’ex marito, Berlusconi. Ora i partiti ci riprovano. «Anche se il tema – avverte l’azzurra Bartolozzi – è in qualche modo collegato al ddl Pillon sull’affido». La Morani non esclude invece di agganciare la sua proposta a quella sui patti prematrimoniali. «Con la legge che rivede i criteri per l’assegno divorzile si manda – sottolinea – un segnale di modernità nel diritto di famiglia».

La proposta – si legge nel testo – «vuole fissare precise linee normative rispondenti all’esigenza di evitare, da un lato, che lo scioglimento del matrimonio sia causa di indebito arricchimento e, dall’altro, che sia causa di degrado esistenziale del coniuge economicamente debole». L’obiettivo principale è che «la corresponsione dell’aiuto economico» non dia luogo «a risultati iniqui». Il punto di partenza è il superamento del criterio del solo tenore di vita. Il tribunale dovrà valutare tra l’altro «le condizioni personali ed economiche in cui i coniugi vengono a trovarsi» a seguito della fine del matrimonio; il patrimonio e il reddito di entrambi; il contributo personale ed economico dato da ciascuno «alla conduzione familiare»; l’impegno di cura «di figli comuni minori, disabili o comunque non economicamente indipendenti», il comportamento complessivamente tenuto «da ciascuno in ordine al venir meno della comunione spirituale e materiale».

Una delle ipotesi è quella di un contributo una tantum («una somma capitale» secondo quanto previsto dall’articolo 270 del codice civile francese), ma la strada che sta ottenendo consensi bipartisan è quella di una «limitazione temporale» dell’assegno quando «una corresponsione a tempo indeterminato risulti ingiustificata». «Nel momento in cui l’ex coniuge ha la possibilità di avere un’altra entrata, come per esempio, la pensione o un lavoro, non si comprende perché debba continuare ad avere l’assegno», la tesi della deputata dem condivisa da M5S e Lega.

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