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PRIMO PIANO/SINISTRA IN ORDINE SPARSO

Dove va la galassia delle sigle e dei movimenti “oltre” il Pd. Dai bersaniani ai Verdi al movimento di Pizzarotti, a quello di Civati, dalla Sinistra Italiana a Rifondazione. E poi ancora Leu, la Bonino e tanti altri soggetti politici alla ricerca di una identità e di un posto al sole. Ma lo “sbarramento” consentirà a pochissimi di guardare all’Europa

Di Paolo Dordit

Sinistra in ordine sparso, una galassia di simboli e liste che rischia di materializzarsi sulla scheda delle prossime elezione europee. Un atlante politico complesso, un lungo elenco di partiti e movimenti che sembrano intenzionati a tenere il punto e piantare la propria bandiera, con tanto di lista. Eccola, ecco dove è finita la sinistra che si colloca a sinistra del Pd di Zingaretti. Il nuovo segretario li corteggia tutti, ma per ora non ci sta nessuno. Nel nostro paese, tradizionalmente, quando i nodi della politica venivano al pettine in occasione di una competizione elettorale ci si trovava di fronte ad una destra che finiva per sposare il grande fronte moderato, articolato, frastagliato ma sufficientemente netto nelle scelte, e a un fronte “progressista”, con sfumature diverse ma piazzato “dall’altra parte”. Alla sinistra della sinistra c’era un universo composito di soggetti politici fortemente connotati e gelosi della propria identità, pronti a trovare una coesione solo quando si trattava di opporsi alla “destra”. Rassegnamoci, non è più così. E’ cambiato tutto in fretta. Al governo ci sono dei nuovi rivoluzionari di destra assieme ai sognatori di una strana aggregazione di anime politiche e di credi, una macedonia di ambientalisti frustrati e di cani sciolti di una sinistra che non c’è più. Sognatori e rivoluzionari. L’opposizione semplicemente non c’è più, almeno sul piano dei numeri, c’è Zingaretti con il suo vecchio-nuovo Pd. E poi ci sono loro, gli altri, quelli che hanno lasciato il partito per colpa di Renzi e si sono divisi in tante “cose” non più rappresentative, più gli avanzi dei partitini di una sinistra alternativa che non ha più cittadinanza politica, ex Verdi, ex Sel, ex autonomi. Gli alternativi, insomma, un lungo elenco di partiti e movimenti che sembrano intenzionati a tenere il punto e piantare la propria bandiera, con tanto di lista. Un epilogo favorito dal sistema elettorale proporzionale e che allargherebbe a dismisura l’offerta del centrosinistra al di fuori della lista ‘aperta’ cui sta lavorando il nuovo segretario Pd. C’è l’ultimo dei romantici Pier Luigi Bersani con il suo appello: “Tutti quelli che si riconoscono nel socialismo europeo si mettano assieme, non genericamente contro i populismi ma contro la destra”. Poi ci sono i vari Roberto Speranza, Maurizio Turco e Riccardo Nencini. C’è chi pensa di proporre una lista con il simbolo della vecchia Rosa nel pugno. Sicuri della corsa solitaria sono invece i Verdi e Italia in comune, il movimento che fa capo al sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Corteggiati a lungo da Zingaretti, hanno deciso sfidare la soglia del 4% con una lista a forte vocazione ambientalista, un tema di grande attualità e ‘appeal’ in tutta Europa A loro dovrebbe aggiungersi ‘Possibile’, il movimento fondato da Pippo Civati. Spostandosi un pò più a sinistra si dovrebbe poi trovare la lista di Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni con Rifondazione comunista. Un ‘cartello’ che dovrebbe aggregare anche quella parte di Leu che si riconosce in Francesco Laforgia e Diem25, il movimento transnazionale di Varoufakis. Ancora più in là si collocherebbe invece il simbolo di Potere al popolo, alle prese però con il complicato sistema della raccolta delle firme per presentare la lista. Stesso problema, quello delle firme, sta invece affrontando una delle novità più attese per le prossime europee: Volt, il movimento paneuropeo e progressista fondato da un gruppo di giovani europeisti che si propone di presentare liste in diversi Paesi, da soli o in ‘team’ con altri simboli. Volt ha celebrato il Congresso a Roma nei giorni scorsi, con ospiti come Emma Bonino e Paolo Gentiloni. Ma significano veramente qualcosa, ci credono davvero? Tra le formazioni che potrebbero esordire nella scheda delle europee c’è, poi, “Siamo europei” di Carlo Calenda. L’ex ministro, dopo aver raccolto oltre 200mila firma al suo manifesto per una lista unitaria, è da tempo in trattative con il Pd e alla fine potrebbe decidere di candidarsi come capolista al Centro nelle liste ‘aperte’ dem di Zingaretti. Resta ancora alla finestra Luigi De Magistris e il suo movimento Dema, dopo lo sfilacciamento delle liste di sinistra radicale. A chiudere il panorama delle liste progressiste presenti alle prossime elezioni, anche se in questo caso non proprio a sinistra, c’è +Europa. Il movimento guidato da Benedetto Della Vedova e fondato con Emma Bonino e Bruno Tabacci, dopo un dialogo con il Pd, ha annunciato di voler correre con una lista propria. Infine, a tentare la gara per le europee sarà anche il rinato Partito comunista italiano, che ha avviato la raccolta delle firme per la presentazione di una lista che ha tra l’altro l’appoggio di Stefano Fassina, Giorgio Cremaschi e Paolo Maddalena. Insomma ci sono più soggetti politici, colonnelli, generali e simboli che potenziali elettori. A sinistra siamo proprio messi male

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