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Basilicata, elezioni regionali: domani alle urne in 574mila

Il centrodestra punta alla conquista della poltrona di governatore della Basilicata, seguito da un centrosinistra che comunque ancora spera nel recupero. Domenica il voto ma, a prescindere da come andrà, quando i riflettori della grande politica nazionale si spegneranno, chi sarà eletto Presidente e i 20 consiglieri della giunta dovranno affrontare subito quatto grandi problemi: la carenza di infrastrutture, il crescente spopolamento, il lavoro che manca e un ambiente da tutelare.

La campagna elettorale appena conclusa ha portato in Basilicata una novità su tutte: i grandi leader politici italiani hanno «scoperto» una regione «bellissima» ma difficile da raggiungere e da visitare. E se avessero voluto penetrare ancora di più nel suo territorio, avrebbero avuto la certificazione di una terra lontanissima da aeroporti, autostrade e treni veloci (se ne sente la mancanza proprio nell’anno in cui Matera attira tanti turisti nella sua veste di Capitale europea della Cultura). I quattro candidati che si affrontano domani ( urne aperte dalle 7 alle 23), Vito Bardi (Centrodestra), Carlo Trerotola (Centrosinistra), Antonio Mattia (M5S) e Valerio Tramutoli ( Basilicata possibile) sanno bene che questo è il problema più grande.

Ma spopolamento, lavoro e ambiente sono direttamente collegati: la Basilicata perde troppi abitanti e troppi giovani; servirebbe lavoro, e non soltanto per alte qualifiche, per frenare l’emorragia di giovani; infine, la tutela dell’ambiente deve essere ben coniugata con l’uso delle risorse naturali, in particolare con l’estrazione del petrolio in Val d’Agri e a breve nell’area di Tempa Rossa.

Tutti danno per favorito Vito Bardi, almeno sulla base dei sondaggi informali circolati negli ultimi giorni: per il centrodestra è un’occasione storica. Non ha mai conquistato la Regione Basilicata e si affida a un ex generale della Guardia di Finanza, alla forza di trascinamento della Lega (che mira a essere il primo partito) e alle conseguenze di un’inchiesta sulla sanità che, nell’estate 2018, ha portato il centrosinistra in piena crisi e, alla fine, alle dimissioni del governatore Marcello Pittella (Pd).

Il Centrosinistra non ha comunque perso tutte le speranze di confermarsi: per riuscirci ha scelto un uomo nuovo, il farmacista potentino Carlo Trerotola, e ha puntato tutto sul radicamento profondo nel territorio e sulla continuità. Dato per sicuro vincente fino a novembre, l’imprenditore Antonio Mattia (M5S) è il candidato che ha dato l’impressione di credere più degli altri nell’importanza del programma pentastellato: ha già indicato la Giunta e ha «promesso» 60 mila posti di lavoro nei prossimi dieci anni. Ma ora si pensa che pagherà nelle urne lucane le difficoltà che i 5 stelle registrano a livello nazionale. Senza chance di vittoria, sulla base dei sondaggi informali, ma con il programma più ambizioso di tutti (una Basilicata «carbon free» in dieci anni), Valerio Tramutoli ( Basilicata possibile), docente universitario, anche se accreditato di un buon successo personale e di opinione.

IL NUOVO SISTEMA ELETTORALE
Le elezioni regionali in Basilicata si tengono con il nuovo sistema elettorale. La riforma è stata varata ad agosto, poi integrata e modificata ad ottobre. È confermato il sistema maggioritario, con l’elezione diretta del presidente della Regione. Insieme al neo-eletto entrerà in Consiglio regionale il candidato presidente della coalizione classificatasi al secondo posto (miglior perdente). Non c’è più il listino bloccato, pertanto gli altri 19 seggi verranno attribuiti con criterio proporzionale alle liste delle due circoscrizioni provinciali di Potenza e Matera, così come è avvenuto in passato.

Tredici seggi spettano alla provincia di Potenza, sette a quella di Matera. Non è ammesso il voto disgiunto, con un candidato presidente di una lista o raggruppamento ed un candidato al Consiglio associato ad un altro aspirante governatore. Per la parità di genere, l’elettore può esprimere due preferenze riservando la seconda a un candidato di sesso diverso, pena l’annullamento della stessa. Il premio maggioritario sarà assegnato alla coalizione vincente in base alla percentuale raggiunta: fino al 30 per cento, 10 seggi più il presidente; dal 30 al 40 per cento 11 seggi più il presidente; oltre il 40 per cento 12 più il presidente. In ogni caso per la maggioranza è previsto un limite massimo di 14 seggi più il presidente.

La clausola di sbarramento è fissata al 3% per le liste che non fanno parte di coalizioni. Sono ammesse all’assegnazione dei seggi le liste circoscrizionali o gruppi di liste circoscrizionali che abbiano ottenuto, nell’intera regione, almeno il 4% per cento dei voti validi, anche se facenti parte di coalizioni che abbiano ottenuto in tutta la Basilicata meno dell’8%. Un sistema diverso rispetto alle elezioni del 2013. Quella volta si votò il 17 e 18 novembre del 2013: i lucani elessero Marcello Pittella (Pd) con il 59,6% delle preferenze e premiarono la coalizione di centrosinistra con Pd 24,8%, lista Pittella presidente 16,01%, Psi 7,47%, Realtà Italia 5,92%, Centro democratico 5,04%, Italia dei valori 3,45%.

Il contendente del centrodestra nel 2013 fu Tito Di Maggio, 19,38% dei voti (Pdl prima forza con 12,27%); per il Movimento 5 Stelle Piernicola Pedicini, 13,19% (poi nel 2014 eletto eurodeputato). L’altro «vincitore» nella precedente tornata elettorale fu l’astensionismo, con affluenza del 47,6%. La storia politica lucana delle Regionali è nel segno del centrosinistra. Alle Politiche del 4 marzo 2018 si è registrata un’inversione di tendenza. Il Movimento 5 Stelle ha prevalso con otto seggi tra Camera e Senato, su un totale di 13 assegnati alla Basilicata, con una media tra Camera e Senato del 44,35%, surclassando il centrodestra 25,39% (FI 12,4% – Lega 6,28%), il centrosinistra 19,61% (Pd 16,14%) e Leu (6,44%).

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