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BASILICATA:CENTRODESTRA«SENTE»VICINA LA VITTORIA

7039d8029e513fbdf688c2fa6856e61bMa Centrosinistra spera in sorpresa. Su M5s pesa caos Roma
Sulla scia di Abruzzo e Sardegna e «forte» delle piazze riempite durante la campagna elettorale, il Centrodestra – guidato dall’ex generale della Guardia di Finanza Vito Bardi – «sente» di essere vicino a conquistare anche la Regione Basilicata, vittoria che sarebbe anche «storica», considerato che la Regione è da sempre un feudo del centrosinistra. Ad ogni modo, se il Centrodestra vedrà coronati gli sforzi dei suoi leader – Matteo Salvini in primo luogo, ma anche Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni si sono spesi in prima persona in Basilicata – il quadro politico che uscirà dalle regionali lucane dovrà essere studiato per le altre sue caratteristiche. Quale sarà il primo partito in consiglio regionale? Sarà la Lega a fare la parte del leone? Già solo questo fatto avrebbe un significato profondo. In una regione che «non dimentica» – come avvertiva uno striscione esposto in occasione della prima visita a Potenza del Vicepremier e leader della Lega – un successo «pesante» del partito di Salvini( che oggi ha rotto il silenzio elettorale invitando i lucani a votare per mandare a casa il Pd) vorrebbe dire tanto. Innanzitutto, tonificherebbe la linea del suo leader – già premiato in Abruzzo e Sardegna – e lo lancerebbe verso le elezioni europee del 26 maggio e le regionali in Piemonte da una posizione di forza. E il Centrosinistra? Per la prima volta forse destinato a lasciare le stanze del potere lucano – nonostante il suo candidato governatore, Carlo Trerotola, provenga dalla società civile e non porti il peso delle scelte passate – confida nella sorpresa o cumunque di perdere «bene». La prima preoccupazione dello schieramento sarà di valutare la forza del Pd: il futuro del maggiore azionista dello schieramento è legato alla percentuale di voti ottenuta. Con un Pd intorno al 20-21 per cento, «digerire» la sconfitta sarà più facile, ma forse non senza ripercussioni sugli equilibri interni: per ricompattarsi e cominciare subito a pensare alla rivincita. Infine, il Movimento 5 stelle. Dato per favorito fin quasi alla fine del 2018, oggi dà l’impressione di essere incappato in una congiuntura astrale sfavorevole. In Basilicata il candidato governatore, Antonio Mattia, e il movimento non hanno quasi sbagliato nulla, né in campagna elettorale né prima. Ma l’entusiasmo e i risultati ottenuti alle politiche del 4 marzo 2018 (otto parlamentari eletti in Basilicata su 13) appaiono lontani. Cosa ha pesato? È innegabile che l’«effetto De Vito» – cioè l’arresto del presidente del consiglio comunale di Roma – non abbiano giovato ai 5 stelle lucani e al loro programma. È un giudizio sul programma – ambizioso ma franco (Basilicata «carbon free» in dieci anni) – quello che si attende il quarto candidato governatore, Valerio Tramutoli (La Basilicata Possibile), che spera in un successo oltre le attese. Ma chi spera veramente nel «successo» è la Basilicata, che ha tanti problemi da risolvere. I primi due sono la grave carenza di infrastrutture (poche autostrade, ferrovie insufficienti, senza un aeroporto) e l’inarrestabile spopolamento che mette a rischio il futuro di tanti dei suoi 131 comuni. I diritti di sfruttamento del petrolio della Val d’Agri sono un corroborante indispensabile del bilancio regionale ma aprono il «fronte» della tutela dell’ambiente: vincitori e vinti da domani avranno un duro lavoro da affrontare.

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