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MUSICA: ULTIMO, RIFLETTO SU DI ME E LE MIE DISILLUSIONI

– Un disco per fare i conti con il lato oscuro di una fiaba pop: questo è ‘Colpa delle favolè, terzo album di Ultimo, in uscita il 5 aprile. Dopo i dischi di platino, la vittoria a Sanremo Giovani 2018 e il secondo posto nell’ultimo Festival con ‘I tuoi particolarì, il cantautore romano, al secolo Niccolò Moriconi, porta per la prima volta l’attenzione davvero su se stesso, sulle insicurezze provate nella vita di tutti i giorni, specie dopo quella che definisce «l’onda mediatica che ho subito». «Non parlo di successo da ‘sboronè, ma cerco di guardare l’altra faccia, perché non è tutto come si pensa e come pensavo io stesso – racconta all’ANSA Ultimo – In generale è un disco sulle disillusioni». Tanto disilluso dalla musica, che gli ha «reso gli occhi amari», da voler quasi tornare indietro: «Di carattere sono molto nostalgico: quando dico che voglio lo stupore che c’era prima, lo dico dell’amore, ma è anche una metafora della mia vita». Con più chitarre elettriche e molte melodie urlate, ‘Colpa delle favolè suona più rabbioso di ‘Peter Pan’: «Questo album è per molti versi simile a ‘Pianetì: lì parlavo di quello che non avevo, qui di quello che credevo di avere ma non ho, c’è un simile sgomento». Tra le liriche di ‘Ipocondrià o ‘Amati semprè, la sua sincerità sfiora l’autocritica, sulle relazioni, sul carattere e metaforicamente anche sulla musica, come dice ne ‘La stazione dei ricordì: «A un certo punto mi ero bloccato, mi sembrava di scrivere sempre la stessa canzone. Ma poi ho capito che questo è il mio modo di rifugiarmi, la mia identità: non sono io che faccio le canzoni, sono loro che fanno me». Le canzoni sono anche tappe biografiche, come ‘Piccola stellà, la sua prima canzone, scritta a 14 anni: «Si sente che non c’entra con le altre, ma se non la pubblicavo ora, quando? Non mi frega dei giudizi, la musica non si può giudicare». Brani come ‘Quando fuori piovè o il prossimo singolo ‘Rondini al guinzagliò riflettono un bisogno di rifugio dal mondo: «Ci sono stati dei periodi in cui ho sentito necessità di rinchiudermi nella musica. Mi sento incredibilmente fortunato, ma c’è da capire il tipo di pressioni che posso sentire, io che fino a un anno fa cantavo ai pub di San Lorenzo nella pre-serata: è una cosa bella che ti destabilizza, mi sento sdoppiato. Mi viene da citare Jim Carrey che dice di voler augurare a tutti quanti successo e ricchezza, per far capire loro che non sono la risposta ai problemi. So bene che è una giostra che non dura all’infinito, non dipende solo da quanto mi possa impegnare, ma ne vale la pena: alla fine vince chi fa se stesso». Un elemento che manca in altre forme di musica pop, come dice nella pur giocosa e autobiografica ‘Aperitivo grezzò: «Il pubblico non è scemo, lo vede se un cantante indossa sentimenti che non sono suoi: serve sempre autenticità e coerenza». Qualità che il pubblico riconosce in Ultimo, e che ha premiato portandolo dal primo concerto a febbraio 2018 a un tour nei palasport e perfino uno stadio Olimpico già sold out (4 luglio): «Sarà uno spettacolo paradossalmente molto intimo, con tanti strumenti acustici e piccole frasi sussurrate

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