| categoria: editoriale

DOPO NAPOLI/ Questa giustizia fa ancora più paura

Quello che sta accadendo a Napoli fa davvero rabbrividire. In che paese siamo finiti? Non era quello della culla del diritto? Sembra che siamo in preda ad un impazzimento collettivo. Un gruppo di giovani blocca una giovane donna nell’ascensore della Cinconvesuviana. La violenta, o comunque fa sesso con lei. Tutto ripreso dalle telecamere di sorveglianza. Lei non reagisce, subisce, paralizzata, dirà dopo. La giovane si decide a denunciare l’accaduto, scatta la solita sceneggiata, la caccia al branco, l’arresto, le dichiarazioni della vittima, il circo mediatico si scatena. Poi il meccanismo si inceppa. Esce uno dei fermati, poi un secondo. Poi il terzo. Il Tribunale del riesame li scagiona. Ha mentito la ragazza, consenziente nel rapporto. E, si fa trapelare, affetta da una qualche patologia che giustificherebbe il suo atteggiamento “collaborativo”, la mancata resistenza, la partecipazione (?). Bravi gli avvocati, vien da dire, che hanno colto come in passato quegli aspetti sconvolgenti, violenti, grotteschi di alcune sentenze di “non stupro”, per le quali la mancanza di una difesa disperata, la presenza di jeans stretti e altre amenità di fatto mettevano in dubbio che violenza ci fosse stata. La vittima ha fatto denunce e controdenunce, ha testimoniato e si è esposta. Poi ha scritto una lettera aperta a chi non le crede, e ora teme la ritorsione, teme per la sua vita. Ai giudici non viene in mente che se la giovane ha dei problemi psicologici o comportamentali è a maggior ragione vittima e l’ipotesi che i ragazzi abbiano approfittato di lei è ancora più accreditabile e accreditata? Resta sotto traccia la convinzione di una popolazione maschile arretrata che la ragazza “ci sta”comunque perché è nell’animo femminile questa disponibilità al sacrificio? Siamo tornati indietro di decenni con un modo di intendere i rapporti uomo-donna che bene hanno rappresentato film e romanzi? Chi spiegherà ora a quei tre ragazzi, ai loro amici, ai familiari che quello che è accaduto è profondamente sbagliato, che la sopraffazione non è un atteggiamento tollerabile? Ma quei giudici chi li ha cresciuti, educati, fatti studiare e abilitati alla professione?

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