| categoria: Il Commento

Una giustizia che separa una madre da una figlia non può essere giusta

di Giulio Terzi
Lo abbiamo scritto la scorsa settimana, c’è una fiction televisiva magistralmente rappresentata dalla coppia Ferilli-De Caro che ha sull’opinione pubblica l’effetto di un pugno allo stomaco. Una bambina strappata alla famiglia, un padre ingiustamente finito in galera con l’accusa di violenza senza le opportune verifiche, un atteggiamento ostile fine a se stesso da parte di giudici, avvocati, assistenti sociali. Fino a che punto si può violentare la giustizia? Non risulta che l’associazione nazionale magistrati abbia commentato e che il ministro della Giustizia si sia espresso. E non ci consola il fatto che la vicenda – vera – raccontata in “L’amore strappato” alla fine sia finita, se si può dire, in modo positivo. I dolori patiti e procurati non si cancelleranno mai. E viene da ricordare, in parallelo, una odissea terribile e ancora aperta che vede protagonista una madre alla quale è stata sottratta otto anni fa la figlia di pochi mesi in maniera disumana e priva di ogni ragionevolezza. Se ne continua a parlare perché la questione è aperta, e non c’è verso di chiuderla. La giustizia volge lo sguardo dall’altra parte, non ascolta il dolore, non è interessata ad una verifica dei fatti, si è affidata alle perizie, ai Ctu, agli assistenti sociali. Quegli stessi che hanno massacrato nella realtà i due genitori rappresentati nella fiction dalla coppia Ferilli-De Caro. La giustizia abdica, resta il dolore. Terribile. Sappiamo di quella bambina che dalel marzo 2011 non ha mai più rivisto la mamma ed è stata affidata in via esclusiva al padre solo perche quella madre continua a battersi come una leonessa ferita, scrivendo ai giornali, comparendo in televisione. Non ha avuto la consolazione di un contradditorio, nessuno le ha detto se e dove ha sbagliato. Quale colpa terribile avrà mai commesso? E anche se fosse così terribile quale giustizia terrena può osare strappare in modo così irrevocabile, definitivo, un figlio ad una madre (e viceversa)? Gli stessi tribunali dei Minori non tolgono ai genitori di rom e di sbandati quei bambini mandati a chiedere l’elemosina o a rubare. Bizzarre interpretazioni della giustizia. Quella madre ha chiesto tante volte di chiarire quale fosse stata la sua colpa per un atto così grave e feroce deciso da un tribunale e da un giudice, senza mai aver ricevuto risposta concreta e plausibile. I giudici si sono affidati alle CTU (Consulenza tecnica d’ufficio) per stabilire cosa fare della bambina in sede di separazione. Psicologi, assistenti sociali, psichiatri decidono i prelievi forzosi dei figli a casa o a scuola, e li affidano alle cosiddette case famiglia senza che il giudice avverta la controparte, cioè in questo caso la madre. E così è stato. La storia è tutta in una sentenza del Tribunale dei minori emessa nel 2013 quando era presidente a Roma Melita Cavallo. Dopo questo caso ne sarebbe emerso, un altro, a Cittadella, quello del bimbo preso da scuola e portato via di peso dal padre e dallo psichiatra con il placet delle autorità che erano presenti al prelievo forzato: immagini che scandalizzarono l’Italia e che rimangono lì a testimoniare come lo stato agisce sui bambini che vengono rinchiusi in casa famiglia.
Dunque una madre accusa un partner violento, il tribunale dei minori ignora il procedimento in corso in penale nei confronti dell’uomo, non fa indagini ma ordina una Ctu da parte di una professionista e per toglierle la bambina inventa un “possibile disturbo istrionico” che potrebbe essere un pericolo per la bambina. Tutto al condizionale, niente di certo ma abbastanza per portarle via la figlia sulla base di una Ctu che descrive il profilo di una madre malevola che aliena la bambina dal padre attraverso “comportamenti plateali volti a denigrare la figura paterna”, come si legge nella sentenza che è pubblica ed è online. E’ in ogni caso un motivo sufficiente? La decisone è drastica e questo malgrado la donna avesse denunciato per maltrattamenti l’uomo che insieme a sua madre l’aveva già minacciata varie volte che la bambina le sarebbe stata portata via, facendola sentire un mero strumento di riproduzione come se un bambino non avesse diritto ad avere una madre che è in vita. Una decisione su cui il tribunale dei minori non è mai tornato a decidere neanche quando la donna ha fatto ricorso, circa un anno fa, dopo che il padre della bambina, che sta ancora con lui, è stato condannato per lesioni. Una donna che ha osato denunciare il partner violento e che l’ha distrutta facendola passare per pazza a suon di perizie. Una madre che non ha più potuto vedere la figlia perché accusata di avere un disturbo istrionico, una mamma fatta passare per pazza perché la figlia che aveva messo al mondo era considerata una proprietà del padre in nome di quella patria podestà che la legge italiana ha abolito da un pezzo ma che è ancora vigente nei tribunali che si occupano di affido e nella mente di troppi giudici che si muovo ancora sul pregiudizio che le donne in fondo non sono attendibili. Questa giustizia fa veramente paura.

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