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Rom, il razzismo non c’entra. E’ un problema di antropologia culturale

Con tutto quello che sta succedendo sarebbe più comodo lasciar perdere, affidarsi alla melina delle frasi fatte, alla ipocrisia del politically correct. Ma dare sempre risposte liftate ed equivoche sugli episodi di cronaca e sulle dinamiche sociali che ci circondano non sembra essere la soluzione migliore. E quando poi ci si infila la politica è anche peggio. Quel che è accaduto a Torre Maura è la fotografia della realtà, e giocare sul sedicenne che dà lezione ai duri di Forza Nuova, sulla retorica dei panini contestati alla fine non è che la strategia perversa dei media, progressisti o conservatori cambia poco. A loro interessa creare dei personaggi, dei piccoli miti da bruciare in fretta. Restiamo con i piedi per terra e vediamo la cose per quelle che sono. Il paradosso è che si chiede che noi accettiamo e subiamo senza discutere usi, costumi e abitudini rom mentre loro non accettano i nostri costumi, le nostre regole. In virtù di quale principio, dov’è l’integrazione? Lo Stato non accetta il cittadino italiano che viola le regole, che non paga quel che c’è da pagare, che non ha casa, non ha lavoro. Ma la par condicio non viene rispettata, ai rom tutto questo non viene chiesto, sono ospiti. Lo Stato non aiuta l’italiano che va per stracci, non è affatto solidale con chi è in coda per una casa popolare, ma mantiene i nomadi. In tutto e per tutto. Come può essere possibile?Per una volta hanno ragione Salvini e Di Maio. I campi rom vanno chiusi, dobbiamo essere capaci di farlo nel migliore dei modi. E i buonisti trovino delle buone soluzioni alternative, se ne sono capaci. Tutto quello che sta accadendo e’ effetto del tenere il piede in due staffe, null’altro. I rom sono brutti e cattivi? Ci sono anche i rom buoni? Complessivamente sono diversi? Non bisogna fare di tutte le erbe un fascio? Tutte frasi sospese, domande retoriche. E’ un problema di antropologia culturale, rassegniamoci. I rom (un tempo li chiamavamo nomadi) devono fare il loro mestiere di itineranti. Si fermano? Devono accettare le leggi e le regole del posto. Igiene. Diritto. Sicurezza. Ordine. I campi rom vanno chiusi perché è indecente che ghetti del genere possano esistere. Punto e basta. Se i nomadi decidono di essere stanziali si mettano in fila. Mandiano i figli a scuola (e non a fare altro) lavorano, paghino le tasse, vivano in condizioni igieniche accettabili. Non è la società italiana che li costringe nel ghetto. E poi non confondiamo l’etnia rom ( con tutte le sue sfaccettature) con gli accampamenti di sbandati di ogni tipo, che troviamo ormai in ogni angolo della capitale. Quelli vanno rasi al suolo e basta, i loro abitanti vanno presi, identificati e se c’è motivo allontanati dalla città. Quegli insediamenti selvaggi ed abusivi sono ricettacolo di delinquenza, di rifiuti, di tutto ciò che rappresenta un reale pericolo per la collettività. Il razzismo non c’entra e la solidarietà è un’altra cosa. I nomadi solo altra cosa, sono tribù, sono clan, vivono in quel modo per scelta e tradizione. Ma la loro condizione di irregolari e’ inaccettabile. E’ inaccettabile che rubino. Che borseggino. Che svuotino i cassonetti e rivendano quel che possono in condizioni igieniche spaventose e senza pagare le tasse. E’ inaccettabile che facciano i roghi tossici. Detto e fatto tutto questo si puo’ fare un discorso di normalita’. Fuori chi non e’ in regola e dentro chi invece lo e’. Come un italiano qualunque, senza particolari privilegi e con tutti i limiti che vivere nel Bel Paese in questo momento comporta.

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