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CIARRAPICO, IMPRENDITORE FRA CALCIO E POLITICA

– Ha attraversato la Prima e la Seconda Repubblica da imprenditore vicino alla politica, con qualche incursione nel calcio. E i guai con Tangentopoli. Giuseppe Ciarrapico è morto a Roma nella clinica Quisisana. Aveva 85 anni e da tempo era gravemente malato. Fu vicino alla corrente democristiana di Andreotti, ma senza nascondere le affinità col missino Giorgio Almirante, prima di impegnarsi direttamente in Parlamento: dal 2008 al 2013 è stato senatore per il Popolo della Libertà. «Nel mio pantheon politico – disse in una intervista – al primo posto metto certamente Benito Mussolini, un grande statista. Poi metto Berlusconi, Craxi e Andreotti». Da proprietario delle terme di Fiuggi, era stato soprannominato ‘Il Re delle acque mineralì, ma il suo impegno imprenditoriale non è stato a senso unico. Il suo nome è stato legato ai settori della sanità e dell’editoria. Ma, nel 2015, la condanna a tre anni con l’accusa di aver ottenuto indebitamente 20 milioni di euro di sovvenzioni per l’editoria, gli costò la revoca del vitalizio da ex parlamentare. Nel 1991, qualche mese dopo la morte del presidente giallorosso Dino Viola, Ciarrapico rilevò la Roma, per lasciarla due anni dopo al duo Sensi-Mezzaroma. ‘Er Ciarrà, ricorda La Gazzetta.it «festeggiò la conquista della Coppa Italia a Genova contro la Sampdoria nel 1991 e, cavallerescamente, fece sollevare il trofeo a Flora Viola». Fra le sue intuizioni, l’esordio in A di un giovane talento: Francesco Totti. L’addio ai Giallorossi fu legato anche alle vicende di Mani Pulite: «Tangentopoli fu un grande teatrino, purtroppo con molte vittime – raccontò anni dopo Ciarrapico – Nel periodo che ho trascorso a San Vittore grazie al dottor Di Pietro, ho visto tutto il gotha della finanza italiana. Chi non c’è stato è perché, evidentemente, contava poco».

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