| categoria: editoriale

La politica fuori dalla sanità, che slogan assurdo

Lo scandalo della sanità in Umbria è già stato derubricato dai media, un paio di giorni in prima pagina (l’arresto del segretario Pd, la chiamata in causa del Governatore sono notizie politicamente pesanti), poi il passaggio alle pagine interne, cose di mazzette, di scambi di favori, addirittura di sesso. Zingaretti ha commissariato il partito locale, il ministro Grillo ha fatto la sua sparata, le indagini vanno avanti e i giornali si consolano con le intercettazioni. Tutto qua? Tutto qua. Il problema di fondo rimane ma non viene quasi sfiorato. La politica fuori dalla sanità pubblica. Che slogan assurdo. Agitato in tutte le campagne elettorali a microfoni spenti viene ripiegato come una bandiera e messo sistematicamente nel cassetto. I risultati sono nelle cronache dell’Umbria di questi giorni, ma situazioni simili si sono verificate decine di volte. In Lombardia e in Calabria, nel Lazio e in Abruzzo. Non è una novità, c’è poco da scandalizzarsi. Chi governa la sanita’ amministra potere liquido, posti di lavoro, soldi, favori di ogni tipo, consente intrallazzi, nasconde affari sporchi. Determina carriere. In poche parole si tratta di consensi, di voti, di soldi e benefit di ogni tipo. Di vendette, di prevaricazioni. Il richiamo e’ irresistibile, quando ci si e’ dentro si perde facilmente il senso della realta’ e del buon gusto. Non c’e’ giustificazione, certo. Ma i fatti e le vicende umane vanno letti e interpretati. Non solo giudicati. Perche’ dei personaggi pubblici si mettono nei guai? Per poco o niente, in realta’, vale la pena andare in galera e comunque rischiare posto e privilegi? Il meccanismo ti stritola, resistere e’ difficile. E anche i 35 finiti nei guai in Umbria probabilmente sono vittime di quella sindrome di potere che convince chi ne e’ vittima di essere intoccabile. Il virus resiste alla paura dei carabinieri e ai vincoli rigidi importi dal codice. E la sanita’ offre mille modi per delinquere, per giocare partite truccate. Molti dei 35 hanno a che fare con il dolore della gente, con i malati, ma il paziente e la sua sorte per il “sistema” sono delle variabili sacrificabili. Il fin dei conti si è trattato di truccare qualche concorso, che sarà mai. La politica conta solo i voti, i favori, le tangenti. Tutto il resto e’ una coda fastidiosissimo. Il “bottino” maturato in sanita’ serve ad altro, alimenta la politica, in un modo cosi’ fluido e naturale che chi e’ in mezzo quasi non se ne accorge.Do ut des, e’ sempre la stessa storia. Oggi fa comodo dire che il PD e’ un mostro, che imbroglia la gente, mettere in galera il numero uno del partito, più un assessore crea sconcerto. Tutti con il dito puntato contro i politici, contro gli amministratori, salvo ricorrere a loro quando c’è qualche problema. Funziona così. Fuori la politica dai partiti? Dovremmo contare su qualche manager illuminato che sappia mettere insieme le necessità di un sistema sanitario con quelle di un territorio? La razionalizzazione è un fatto tecnico, amministrativo, finanziario, o tiene conto del sentire, del cuore dei pazienti, dei famigliari, degli utenti in generale?

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