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Berlusconi, nuovo ricovero, Carfagna fuori dalle liste per le Europee

Silvio Berlusconi è tornato domenica sera al San Raffaele di Milano per un nuovo controllo medico dopo essersi sentito poco bene. Chi gli è vicino assicura che è già tornato a casa della compagna Francesca Pascale e che non è a rischio la sua ennesima discesa in campo, alle Europee.
La famiglia, è noto, da tempo gli consiglia di evitare particolari stress ma l’ex premier ha sempre espresso l’intenzione di non cedere al pressing di chi vorrebbe per lui una vita lontano dalla battaglia politica. Il rischio per ora è un altro. Ovvero che il Cavaliere non possa fare campagna elettorale. L’allarme non è risuonato certo oggi, ma il timore che il partito azzurro non raggiunga l’asticella del 10% – un tetto considerato la soglia di sopravvivenza sta agitando e non poco tutto lo stato maggiore. In realtà fino al 27 maggio non succederà nulla. Non ci sarà alcuna resa dei conti e tutti insieme ci si compatterà affinché FI raggiunga un buon risultato. Qualora però alle Europee il partito dovesse precipitare, allora il copione è gia’ scritto.

Un’avvisaglia di quanto potrà succedere è lo scontro nato dopo la disponibilità di Mara Carfagna a correre per le prossime elezioni. Sostenuta da due uomini forti del Sud, Roberto Occhiuto (in Calabria) e Paolo Russo (in Campania), la vicepresidente della Camera è stata invitata a metterci la faccia. L’ex ministro non si è tirata indietro, anche per blindare Berlusconi (capolista ovunque, eccetto il Centro, dove ha ceduto il passo al presidente uscente dell’Europarlamento, Antonio Tajani) ed evitare che possa arrivare secondo nelle urne, magari dopo candidati come Martusciello che sono forti sul territorio. Una mossa, quella avanzata dal cosiddetto partito del Sud, che però è viene letta dal fronte azzurro del Nord come una provocazione. «E’ chiara la strategia: Mara all’ultimo secondo, ben sapendo che non è possibile più riaprire i giochi, ha fatto un passo avanti per far capire che lei non c’entra né con le liste, né con un’eventuale sconfitta del partito», la lettura nell’inner circle berlusconiano, assai vicino alle posizioni di Toti e Salvini.
C’è chi ha parlato addirittura di «golpe», una parola che però ad Arcore non hanno pronunciato. Certo a villa San Martino si osserva con un certo disappunto lo scontro interno scaturito proprio alla vigilia del voto. «Qui non c’è nessuno che fa campagna elettorale, tutti sono pronti a fare polemiche, nessuno che si batta affinché FI raggiunga la doppia cifra», il refrain tra i berlusconiani. Carfagna, e con lei Russo e Occhiuto, smentiscono con fermezza che sia in atto una manovra anti-Cavaliere: «E’ solo un atto di generosità, assolutamente nessuna congiura». La verità è che tutti preparano il campo per quello che potrebbe avvenire in estate. Se FI dovesse subito uno smacco elettorale ci sarebbe un redde rationem inevitabile tra i dirigenti. «Chi punta a prendersi il partito dovrà fare i conti con Berlusconi. Considerando anche che FI è piena di debiti», dicono dalle parti dell’ex presidente del Consiglio. Il Cavaliere ha chiuso con le diatribe tra le correnti, non ne vuole sapere.

Ma in caso di un attacco alla leadership la contromossa sarebbe cosa fatta: l’ex premier a quel punto costituirebbe il «partito azienda». Un tesoretto da poter gestire da solo con le persone più vicine a lui e senza le pressioni che arrivano dai gruppi parlamentari. Quanto a Salvini, i rapporti sono sempre buoni: l’ordine che arriva da Arcore è quello di attaccare M5S, non il partito di via Bellerio. Ma è proprio questa linea che non sta bene alla Carfagna e alla Gelmini: entrambe hanno intenzione di conservare l’identità di FI, allontanandolo dalle sirene leghiste. E non è escluso che una parte dei dirigenti azzurri, sempre nell’eventualità di un flop, vada appunto a cercare sponde nella Lega. Mentre chi non ritiene piu sostenibile un’alleanza con il Carroccio potrebbe rimarcare la necessità di una totale autonomia dal vicepremier leghista. «Carfagna sostiene un big del Sud ha da tempo avanzato la sua disponibilità insieme alle altre due capogruppo. Lo stesso Berlusconi era d’accordo. Se qualcuno risponde in maniera piccata significa solo che ha paura». Il piano di un partito del Sud, staccato dall’ala del Nord, non è per ora sul tavolo. Dopo il 26 maggio l’unica mossa certa è che le varie anime di FI chiederanno un congresso nazionale. Ma al di là della partita futura, su FI soffia anche il vento della Meloni e di Toti. Il progetto del presidente di FdI e del governatore ligure è quello di agganciare i delusi azzurri e di sostituirsi a M5S per una nuova stagione sovranista del centrodestra.

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