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ALITALIA: VERSO MINIPROROGA, CORDATA ENTRO METÀ MAGGIO

Due giorni ancora per trovare un altro socio di Alitalia potrebbero essere troppo pochi per le Ferrovie dello Stato. Entro la giornata di martedì i commissari Stefano Paleari, Daniele Discepolo e Enrico Laghi, si attendono – come stabilito – la formalizzazione dell’offerta vincolante della cordata pubblico-privata guidata da Fs, ma al momento circa un terzo del capitale della newco rimane ancora scoperto, in attesa di un altro investitore. A profilarsi è dunque un nuovo rinvio, che potrebbe però stavolta essere estremamente breve per non superare la metà di maggio e non scavallare l’appuntamento politico con le elezioni europee del 26. Il quadro è ancora nebbioso, tanto che Luigi Di Maio, continua a non esporsi. «Dobbiamo vedere prima di tutto cosa viene formalizzato, noi abbiamo solo interviste e retroscena, non ho nulla di formalizzato né da Atlantia, né da Toto o China Eastern né da chicchessia. – ha ribadito il ministro dello Sviluppo economico, rimandando ogni possibile annuncio. »Vediamo martedì cosa si formalizza e poi Delta e Ferrovie dello Stato decidono insieme cosa fare. Ce la facciamo a chiudere adesso o abbiamo bisogno di altro tempo«. Nonostante l’annunciato ingresso del Mef sancito dal decreto crescita, che permetterebbe al ministero dell’Economia di trasformare in equity con una quota di circa il 15% gli interessi sul prestito concesso alla compagnia, all’appello manca ancora una partecipazione tra il 30 e il 35%. Delta non vuole infatti spingersi oltre il 15% ed anche Fs, che non ha convocato per i prossimi giorni alcun cda, si fermerebbe al 35%. L’unica ipotesi concreta su cui si sta lavorando, dopo il tramonto dell’opzione Toto ventilata sui giornali nei giorni scorsi, rimane quella dell’ingresso di Atlantia, holding a cui fa capo anche Aeroporti di Roma, che ad Alitalia lega circa il 40% del proprio traffico e che soffrirebbe inevitabilmente di un ridimensionamento, se non del fallimento vero e proprio, del vettore. Dal punto di vista industriale, l’operazione avrebbe dunque un senso, ma è politicamente che la scelta andrebbe gestita e digerita dal Movimento 5 Stelle. Dopo l’attacco frontale alla famiglia Benetton e al management di Autostrade per l’Italia sulle concessioni autostradali seguito al crollo del Ponte Morandi (costato la vita a 43 persone), i 5S dovrebbero trovare il modo di far accettare l’idea di un accordo con il gruppo al proprio elettorato. Un’operazione certamente complessa ma la cui unica alternativa, dal punto di vista politico forse ancora peggiore, sarebbe probabilmente quella di far rientrare in campo Lufthansa. Concedere Alitalia ai tedeschi significherebbe infatti non solo tornare al punto di partenza, ma anche esporre i lavoratori a migliaia di esuberi. Tanto basta per scatenare le opposizioni, dall’ex ministro Carlo Calenda, che invita il governo a smetterla con »le sceneggiate«, alla forzista Anna Maria Bernini: »una soluzione credibile è ancora fuori dai radar. – afferma – Per il momento l’unico socio certo resta lo Stato: si butteranno altri miliardi di soldi pubblici e non si salveranno posti di lavoro«.

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