| categoria: Roma e Lazio

Casa ai rom, rivolta a Casal Bruciato. Madre e figlio entrano scortate

Non si è ancora sopita la tensione sulla vicenda delle case popolari alle famiglie rom. Gli abitanti di Casal Bruciato, spalleggiati da CasaPound, sono da questa mattina a presidiare via Sebastiano Satta, per protestare contro l’assegnazione di una casa popolare a un nucleo di 14 nomadi. «Li vogliamo vedere tutti impiccati, bruciati», gridano alcune donne radunate nel cortile condominiale di via Satta a Casal Bruciato a Roma. «A mio nipote quando aveva 11 anni gli hanno puntato un coltello alla gola per rubargli un euro» racconta una residente. «Richiamiamo Mussolini che è morto?», dice un’altra ironicamente. «Magari» rispondono altri in coro.

«Andiamo a Casal Bruciato, è casa nostra». Così Imer Omerovic, il capofamiglia della famiglia assegnatari dell’alloggio popolare a Casal Bruciato che ieri ha scatenato le polemiche. L’uomo, insieme ad alcuni dei suoi 9 figli ha lasciato il dipartimento politiche sociali dove questa mattina ha incontrato gli uffici e l’assessore Rosalba Castiglione a bordo di una lancia blu.

Fabrizio Montanini, coordinatore dei comitati di quartiere del IV Municipio, è stato allontanato dalla polizia. Rischia la denuncia per resistenza passiva a pubblico ufficiale. Intanto una madre e un bimbo della famiglia nomade sono entrate nel palazzo a Casal Bruciato scortate dalle forze dell’ordine dall’ingresso laterale di via Satta. «Dovete andare via», ha urlato qualcuno tra i manifestanti. Subito dopo le forze dell’ordine hanno chiuso gli accessi al palazzo e non hanno consentito di entrare neanche agli abitanti. «È una vergogna», dicono alcuni inquilini. «Aprite -dice un altro- così non mi fate andare a casa dai miei figli che sono soli». Le forze del’ordine in assetto antisommossa presidiano il palazzo.

Alcune decine di residenti ieri pomeriggio erano scesi in strada assieme a militanti di Casapound, per tentare di evitare l’ingresso dei nomadi nell’abitazione. Oggi è in programma un’assemblea pubblica e domani una manifestazione. «Stamattina i nomadi hanno lasciato in macchina il palazzo – spiega un abitante – non sappiamo se per ultimare le pratiche o, al contrario, se hanno deciso di rinunciare all’alloggio popolare. Noi qui non li vogliamo».

«Ma perché non se li porta a casa lei?», grdano a Roberta Della Casa, presidente del IV Municipio, arrivata stamattina in via Satta. «Questi che reddito hanno? Pagano l’affitto?», ha detto un abitante. «Ancora non te ne vai», ha gridato qualcuno.

Il capofamiglia rom, intanto, ha parlato ai microfoni di Radio Cusano campus, e ha detto: «Stanotte i bambini avevano molta paura e piangevano. Una delle mie figlie sta male e l’ho portata nel campo nomadi dove abitavamo prima. Volevo portarla all’ospedale, ma lei mi ha detto di no, era in preda all’ansia e alla paura. Gli altri bambini che hanno dormito qui nell’appartamento hanno avuto paura e per tutta la notte non hanno dormito. Io vorrei restare, ma i miei figli non possono uscire giù, non possono fare niente, non posso portarli neanche a scuola. Sono sceso io e ho comprato cornetto e cappuccino per fargli fare colazione». E ha raccontato: «In casa siamo 14, io sono bosniaco, sono arrivato in Italia nel ‘92, veniamo dal campo rom di Ciampino. Abbiamo fatto la richiesta per questa casa popolare nel 2017, abbiamo tutto in regola, siamo in regola con documenti e permesso di soggiorno. I miei bambini sono nati in Italia e sono cittadini italiani, il più grande ha 21 anni e il più piccolo 2». E sulla casa: «È grande 106 mq, per me va bene, è grande abbastanza. Per pagare l’affitto faccio il mercatino, ho una partita iva, faccio piccoli lavori. Se ci mandano via da qui dobbiamo tornare nel campo rom dove stavamo prima. Italiani razzisti? Non penso siano razzisti, perché sono 30 anni che vivo in Italia e sono sempre stato bene, tranquillo, i miei figli vanno a scuola senza problemi. Però questa notte hanno avuto davvero paura».

Non si è ancora sopita la tensione sulla vicenda delle case popolari alle famiglie rom. Gli abitanti di Casal Bruciato, spalleggiati da CasaPound, sono da questa mattina a presidiare via Sebastiano Satta, per protestare contro l’assegnazione di una casa popolare a un nucleo di 14 nomadi. «Li vogliamo vedere tutti impiccati, bruciati», gridano alcune donne radunate nel cortile condominiale di via Satta a Casal Bruciato a Roma. «A mio nipote quando aveva 11 anni gli hanno puntato un coltello alla gola per rubargli un euro» racconta una residente. «Richiamiamo Mussolini che è morto?», dice un’altra ironicamente. «Magari» rispondono altri in coro.

«Andiamo a Casal Bruciato, è casa nostra». Così Imer Omerovic, il capofamiglia della famiglia assegnatari dell’alloggio popolare a Casal Bruciato che ieri ha scatenato le polemiche. L’uomo, insieme ad alcuni dei suoi 9 figli ha lasciato il dipartimento politiche sociali dove questa mattina ha incontrato gli uffici e l’assessore Rosalba Castiglione a bordo di una lancia blu.

Fabrizio Montanini, coordinatore dei comitati di quartiere del IV Municipio, è stato allontanato dalla polizia. Rischia la denuncia per resistenza passiva a pubblico ufficiale. Intanto una madre e un bimbo della famiglia nomade sono entrate nel palazzo a Casal Bruciato scortate dalle forze dell’ordine dall’ingresso laterale di via Satta. «Dovete andare via», ha urlato qualcuno tra i manifestanti. Subito dopo le forze dell’ordine hanno chiuso gli accessi al palazzo e non hanno consentito di entrare neanche agli abitanti. «È una vergogna», dicono alcuni inquilini. «Aprite -dice un altro- così non mi fate andare a casa dai miei figli che sono soli». Le forze del’ordine in assetto antisommossa presidiano il palazzo.

Alcune decine di residenti ieri pomeriggio erano scesi in strada assieme a militanti di Casapound, per tentare di evitare l’ingresso dei nomadi nell’abitazione. Oggi è in programma un’assemblea pubblica e domani una manifestazione. «Stamattina i nomadi hanno lasciato in macchina il palazzo – spiega un abitante – non sappiamo se per ultimare le pratiche o, al contrario, se hanno deciso di rinunciare all’alloggio popolare. Noi qui non li vogliamo».

«Ma perché non se li porta a casa lei?», grdano a Roberta Della Casa, presidente del IV Municipio, arrivata stamattina in via Satta. «Questi che reddito hanno? Pagano l’affitto?», ha detto un abitante. «Ancora non te ne vai», ha gridato qualcuno.

Il capofamiglia rom, intanto, ha parlato ai microfoni di Radio Cusano campus, e ha detto: «Stanotte i bambini avevano molta paura e piangevano. Una delle mie figlie sta male e l’ho portata nel campo nomadi dove abitavamo prima. Volevo portarla all’ospedale, ma lei mi ha detto di no, era in preda all’ansia e alla paura. Gli altri bambini che hanno dormito qui nell’appartamento hanno avuto paura e per tutta la notte non hanno dormito. Io vorrei restare, ma i miei figli non possono uscire giù, non possono fare niente, non posso portarli neanche a scuola. Sono sceso io e ho comprato cornetto e cappuccino per fargli fare colazione». E ha raccontato: «In casa siamo 14, io sono bosniaco, sono arrivato in Italia nel ‘92, veniamo dal campo rom di Ciampino. Abbiamo fatto la richiesta per questa casa popolare nel 2017, abbiamo tutto in regola, siamo in regola con documenti e permesso di soggiorno. I miei bambini sono nati in Italia e sono cittadini italiani, il più grande ha 21 anni e il più piccolo 2». E sulla casa: «È grande 106 mq, per me va bene, è grande abbastanza. Per pagare l’affitto faccio il mercatino, ho una partita iva, faccio piccoli lavori. Se ci mandano via da qui dobbiamo tornare nel campo rom dove stavamo prima. Italiani razzisti? Non penso siano razzisti, perché sono 30 anni che vivo in Italia e sono sempre stato bene, tranquillo, i miei figli vanno a scuola senza problemi. Però questa notte hanno avuto davvero paura».

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