| categoria: sanità

L’INTERVENTO/ PRONTO? SOCCORSO!

PRONTO SOCCORSODI VANESSA SEFFER
Il biglietto da visita del nostro servizio sanitario è spesso identificabile con il Pronto Soccorso che rappresenta la porta di entrata in ospedale. Ed è una porta aperta 24 ore al giorno per tutti i 365 giorni l’anno ed uno in più negli anni bisestili.Numerose le problematiche connesse con il Pronto Soccorso: dalla carenza di personale ai frequenti casi di aggressione a carico dei lavoratori, dalla attività stressante alle ricadute medico legali, dalle carenze di aggiornati strumenti di diagnostica al ricorso ingiustificato ai servizi emergenziali anche a motivo di una non efficiente rete di medicina territoriale capace di intercettare l’incongruo ricorso al PS per prestazioni ottenibili altrove.I Pronto Soccorso hanno da sempre svolto una attività globale che ha dato ampia giustificazione al criterio universalistico definito dal nostro Servizio Sanitario Nazionale e dato un significato all’articolo 32 della Costituzione che detta ‘‘La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività’’. Un sistema che è sempre stato garantista ma che ora si presenta al collasso al punto che varie iniziative vengono intraprese a macchia di leopardo dalle regioni con modalità non coordinate tra loro: si fa ricorso a prestazioni a gettone, a piattaforme di esternalizzazione del lavoro, ai medici in pensione, e si è giunti anche a chiamare medici dai paesi dell’est Europa.Il vestito si sta lacerando e rammendarlo aggiungendo nuove toppe servirà a ben poco.

“La sanità in Italia si sta reggendo in piedi grazie al sacrificio di una categoria sempre più emarginata” ha dichiarato il Dottor Benedetto Magliozzi, Segretario Generale della Cisl Medici di Roma Capitale e Rieti, e queste parole sono ancora più vere se applicate ai medici dell’emergenza e del pronto soccorso. Ma fino a quando si riuscirà a tirare avanti? In cinque anni, tra il 2012 ed il 2017 il nostro SSN ha perso 26561 lavoratori, quasi il 4% della forza lavoro, ed in termini assoluti la categoria maggiormente interessata è quella infermieristica con oltre 7000 professionisti.I medici sono scesi di 3448 unità, una cifra destinata ad aumentare sia per il generale invecchiamento della categoria sia per le prospettive pensionistiche che stimolano ad accelerare i percorsi di quiescenza.

La carenza di personale medico ed infermieristico superato ogni livello di criticità All’imbuto formativo determinato dalle carenze di borse di studio per le specifiche scuole di formazione si unisce un pensiero semplice: perché mai un giovane medico dovrebbe scegliere di specializzarsi in medicina di urgenza e pronto soccorso che è un lavoro stressante, remunerato come altre specialità sicuramente “più tranquille”, senza possibilità di sviluppo della attività libero professionale, gravato da enormi responsabilità? Sicuramente la volata in questa vocazione non può essere tirata dai serial televisivi tipo ER o Grey’s Anatomy che ci parlano di un mondo diverso e lontano anni luce dalla nostra realtà.Il sistema necessita di risposte strutturali e non di iniziative occasionali che rendono ragione al triste pensiero che noi italiani si debba sempre essere sull’orlo del precipizio per potere reagire.

E’ assolutamente necessario aumentare le borse ministeriali e regionali per la formazione specialistica in Medicina d’Emergenza-Urgenza ed intervenire con un disposto di legge che riconosca ai medici ed agli infermieri effettivamente impiegati nei servizi di Emergenza-Urgenza lo status di lavori usuranti. Si badi bene solo a quelli effettivamente impiegati in tale attività e non a quelli, non pochi, che formalmente appartengono a questa disciplina ma in realtà godono di benefici di legge, di minor aggravio e di un eccessivo garantismo forse tutto italico.Non sarebbe inoltre cosa trascurabile differenziare gli emolumenti stipendiali e le voci accessorie definendo per questi lavoratori sia una indennità di disagio sia un incremento delle voci economiche legate ai risultati anziché continuare a distribuire “a pioggia” quei pochi o tanti fondi disponibili che si disperdono nei mille rivoli di progetti e progettini che servono a fare sorridere quanti campano di queste attività a tavolino.

@vanessaseffer

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