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Occupazione benedetta

Illegalità chiama illegalità, c’è l’illegalità di Stato e adesso scopriamo che esiste anche la illegalità vaticana. Un tempo pensavamo che la Santa Sede vantasse solo l’extraterritorialità, ma scopriamo che nel pasticciaccio brutto dell’ex palazzo Inpdap occupato c’è questo e anche dell’altro. Può l’elemosiniere del Papa Konrad Krajewski calarsi in un tombino (certo lo ha fatto qualcuno per lui…) rompere i sigilli dell’Acea e riattivare la corrente che l’Acea aveva staccato per un arretrato di bollette di oltre 300mila euro? Certo che no, è illegale. Ma il cardinale è cittadino del Vaticano, uno straniero che gode dell’immunità, per giudicare il suo atto in Italia serve una rogatoria internazionale. Ma il reato è reato, non si può certo sottacere. Dunque siamo tutti nei guai. La giustificazione è che non si potevano lasciare donne e bambini al buio e al gelo. Quindi gli insensibili sono le autorità capitoline e l’Acea. Incredibile vero? Ma scatta subito l’obiezione. Il Vaticano ha un patrimonio immobiliare immenso, perché invece di violare la legge non mette uno o più dei suoi tanti palazzi a disposizione di quei diseredati e gli paga regolarmente luce, gas, acqua e telefono? Meglio non insistere. Insomma un regista maledetto, di quelli da Oscar, non sarebbe stato capace di inventarsi e mettere in scena una storia così complicata. Ma non è finita. L’elemosiniere si autodenuncia, il segretario di stato vaticano Parolin, il ministro degli esteri del Papa interviene e lo difende contro Salvini, ministro degli interni italiano. Cosa deve fare la Farnesina, ritirare l’ambasciatore? Dunque parliamo di una illegalità storica, cinque anni di occupazione abusiva (170 nuclei familiari() e di attività dichiaratamente illegali e di un atto di “riparazione” altrettanto illegale. L’Acea ha fatto un passo ufficiale, le autorità italiane hanno aperto un fascicolo, l’opinione pubblica italiana e i media si sono divisi in due partiti. E’ un Robin Hood o un Machiavelli quell’incredibile elemosiniere del Papa che (su mandato dell’Altissimo, del Pontefice) si è reso protagonista di un episodio così clamoroso? Naturalmente questo sant’uomo è il paladino dei poveri e degli oppressi, gira la notte con un furgone a portare aiuti ai clochard, ai bisognosi. Si è autodenunciato, ha lasciato un biglietto sul luogo del delitto, ha detto pubblicamente che pagherà anche tutte le bollette, come gli ha suggerito Salvini. E’ ovviamente adorato dalla sinistra, quella alternativa, militante, naturalmente. A gestire l’occupazione e a rendere pubblica la decisione da parte degli occupanti di auto-denunciarsi è un personaggio colorito e ben noto alle cronache cittadine, quell’Andrea Alzetta detto Tarzan, mitico sobillatore di diseredati, regista di mille occupazioni nella capitale, un passaggio anche in Campidoglio come consigliere comunale, un numero infinito di denunce e di processi. E’ lui davanti alle telecamere e nelle foto – sorridente – accanto al cardinale. Come andrà a finire? Meglio non pensarci.
Parliamo di un palazzo di otto piani – più due interrati – che fu la sede dell’ Inpdap; all’ angolo tra via Statilia e via di Santa Croce in Gerusalemme, 17 mila metri quadrati, valore commerciale di 50 milioni d’ euro, chiusi e abbandonati per anni, con una proprietà (Investire Sgr) che medita di vendere immaginando la costruzione di un grande albergo a cinque stelle: ma il 12 ottobre del 2013 gli antagonisti di Action guidati da Tarzan assaltano e occupano. Fine – o inizio – della storia. Quel palazzo è ovviamente tra quelli da sgomberare, c’era prima e c’è a maggior ragione oggi un problema di sicurezza, dentro non ci sono solo degli abitanti abusivi, ci sono mille attività abusive. Ma ora sono sotto la protezione vaticana, se si può dire, e l’affare si complica.
Perché, uscendo dalla romantica immagine della tonaca rossa che sfida il potere per difendere i poveri, la questione è squisitamente politica. La sinistra capitolina storicamente ha tollerato le occupazioni illegali, il centro destra non ha saputo fare di meglio. Ora la giunta grillina invoca la legalità e timidamente si dà da fare. Spronata da quel diavolo di Salvini che invoca la linea dura ed è pronto a mandare la celere a sgombrare. C’entra la politica perché siamo in un clima difficile, elezioni o meno, e perché il leader leghista è accusato di simpatie eccessive l’estrema destra. Passi per il libro-intervista pubblicato con la casa editrice di Casapound, il tallone d’achille di Salvini è tutto nel palazzo di Via Napoleone III che, a poche centinaia di metri in linea d’aria da quello ex Ipdap, è occupato (illegalmente) da 15 anni proprio dagli uomini del movimento in questione. C’è la loro sede. Anche loro godono di una sorta di extraterritorialità, di illegalità legalizzata, o perlomeno tollerata. Le bollette non si pagano. Eppure gli elettrodomestici continuano a funzionare: nonostante un atto di pignoramento controfirmato dal tribunale civile, le tartarughe frecciate continuano a restare allacciate ad Acea. Un colpo da 330 mila euro per la multiutilty capitolina, che in passato ha già cercato di risolvere la situazione con un distacco. Nulla da fare, perché il partito di ultradestra è ancora lì. Dunque? Due pesi e due misure? Dicono che non si può sgomberare perché il ministro dell’Interno non lo consente, la Raggi è tra due fuochi, non può rompere con Salvini, ma non può nemmeno seguire la politica del doppio binario. La sua immagine è già fin troppo deteriorata e la comparsata a Casal Bruciato con la famiglia Rom non ha certo contribuito a placare le polemiche. Chissà come ne usciremo. (1 – continua)

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