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L’INTERVISTA/ Masci: così cambierò Pescara

CARLO MASCIParla il candidato sindaco di centro destra nel capoluogo abruzzese

Di Giovanni Tagliapietra

Ex assessore regionale e attuale consigliere comunale, sessant’anni, avvocato, Carlo Masci è uno degli 8 candidati sindaco in corsa alle prossime elezioni comunali di Pescara che si svolgeranno domenica 26 maggio. Masci è sostenuto dalla coalizione di centrodestra di cui fanno parte 6 partiti e liste: Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Udc-Pescara Domani, Pescara Futura e Amare Pescara“. L’Abruzzo ha appena voltato pagina, è tornata al centro destra, il cambiamento si annuncia profondo in tutti i quadranti, quello della sanità in particolare. Cominciamo con questa intervista ad occuparci dell’Abruzzo con maggiore attenzione e con continuità. Le cronache nazionali, giustamente, sono piene di notizie sull’Aquila, noi partiamo da Pescara, dove si vota appunto per il nuovo sindaco. Se l’Aquila è il capoluogo istituzionale della Regione la città adriatica è il punto di riferimento politico, commerciale, culturale. E Carlo Masci rappresenta per Pescara un elemento di continuità. Promette di impegnarsi per la sicurezza, per lo sviluppo del turismo, per la qualità delle acque della costa, per una buona amministrazione. Ma quello che vuol dare soprattutto è un segno di buon governo (di centro-destra) all’intera regione. Quindi questa intervista non parla dichiaratamente di problemi locali, ma di politica.
In partita dal 1998, una realtà importante, un punto di riferimento costante per l’area moderata pescarese dal 2002. Oggi almeno mezza Pescara la vuole sindaco, Perché è equilibrato, perché essendo “dentro” il sistema da vent’anni rassicura sulla conoscenza dei problemi locali. Perché oggi l’Abruzzo ha voltato pagina e si merita un po’ di serenità. Si riconosce in questa interpretazione?

Io mi riconosco nella necessità, non più rinviabile per Pescara, di voltare al più presto pagina dopo cinque anni in cui tutti i fattori sono precipitati, la qualità della vita è peggiorata, persino l’immagine della città non è neppure paragonabile a quell’esempio di modernità, di dinamismo, di slancio verso il futuro che conoscevamo e che ci veniva riconosciuto in tutt’Italia. Io metto in campo l’esperienza politica, la passione nel fare le cose e soprattutto un amore sincero verso la mia città. Ho impostato la mia campagna elettorale sul realismo, sulla progettualità, sulla concretezza. Per stile non polemizzo con i miei avversari e non rispondo alle provocazioni di chi, evidentemente, come diceva Flaiano, ha “poche idee ma confuse”.
Il suo avversario Costantini dicono strizzi l’occhio a quella parte del Pd che cerca il nuovo e non lo trova nella attuale leadership. Ma Costantini non è di sinistra. Che cosa vi differenzia secondo lei e perché questo dualismo?
Carlo Costantini non è il mio unico avversario. Lui ha scelto di svincolarsi dai partiti del centrosinistra, e in particolare dal Pd, per non condividere il peso di un fallimento politico e amministrativo eclatante. Il dualismo è forse nel fatto che veniamo da esperienze diverse, ma come ho già detto, io non attacco i miei avversari perché non è questo il mio modo d’essere, come persona prima ancora che come politico. Rivendico però la mia coerenza, anche sul progetto della Grande Pescara, ovvero la fusione con Montesilvano e Spoltore, perché per me sarà il volano per creare la quattordicesima città italiana con un bacino di 200.000 residenti, e il viatico per realizzare la capitale dell’Adriatico. Su questo credo di avere le idee molto chiare e ho ben presenti anche i passi da fare e in che direzione per raggiungere l’obiettivo.
Il Pd non si è ripreso, e nemmeno il M5S, a cosa attribuisce questa oggettiva fragilità?
Si tratta di due partiti che hanno illuso con promesse irrealizzabili e mirabolanti, che alla prova dei fatti hanno dovuto arrendersi ai loro stessi sogni. In Abruzzo il Pd viene dall’esperienza della Regione e del Comune di Pescara di cui nessuno ha nostalgia: gli abruzzesi e i pescaresi hanno davanti agli occhi i risultati o nulli nel migliore dei casi, o palesemente negativi. Il M5S vive una fase di riflusso, avendo dimostrato l’inconsistenza di una classe dirigente scelta con pochi click su una tastiera di computer, come se saper amministrare fosse un dogma informatico o il risultato di una App. La cattiva gestione è un dato di fatto e la riprova la avremo dal responso delle urne. Il centrodestra non ha ricette miracolose da agitare per conquistarsi facili consensi, né effetti speciali da imbonitori, ma ha un programma serio, uomini e donne che intendono realizzarlo e l’esperienza, la competenza e la serietà per garantire una buona amministrazione. Non vedo le stesse qualità nelle liste concorrenti.
A livello nazionale le alleanze, le dinamiche politiche sono diverse. Condivide questo doppio binario? In rapporto al governo lei come si colloca?

Abbiamo messo in campo sinergie e condivisione. Il centrodestra parla a una sola voce, è coeso e punta deciso all’obiettivo. C’è una rinnovata intesa per tornare a governare Pescara come ci chiedono i cittadini, riparare ai guasti del centrosinistra e inaugurare una nuova stagione di buona amministrazione e di rilancio. La coalizione di centrodestra offre le migliori garanzie in tal senso. La Regione ha già cambiato indirizzo, dopo una stagione grigia di parole e di proclami faraonici senza seguito e senza costrutto, e col nuovo governatore abbiamo già fissato i punti di intervento più importanti, per dare subito risposte ai problemi più pressanti. Avremo un ritmo diverso, con efficienza e trasparenza. E lo stesso faremo con il governo centrale, dove le componenti sono diverse. Ma nelle amministrative in tutt’Italia quando il centrodestra si è presentato unito ha vinto: questa formulazione continua a essere maggioritaria nel Paese. Non vedo nessun ostacolo a un rapporto franco, collaborativo, propositivo. Per me contano le buone idee e la volontà di metterle in pratica.
I punti chiave del suo programma elettorale
Il programma è semplice, comprensibile a tutti, concreto e realizzabile. Lavoreremo per la sicurezza urbana, in centro come in periferia, potenziando e coordinando il sistema di videosorveglianza, dotando la Municipale di equipaggiamento adeguato, ampliandone gli organici, e ipotizzando la creazione del “poliziotto di comunità” come riferimento dei residenti. I quartieri più periferici saranno interessati da riqualificazione e rivitalizzazione: ognuno di essi avrà una piazza in più, uno spazio verde attrezzato con manutenzione regolare, e un luogo di aggregazione e socializzazione in più. Agiremo da subito per combattere l’inquinamento del fiume e del mare, per recuperare una balneabilità costante e conquistare la bandiera blu. Il turismo è uno dei settori trainanti dell’economia cittadina, assieme al commercio, e ambedue dovranno avere nel Comune un alleato e un amico. Pescara sarà un modello di “città intelligente”, tecnologica, ma la modernità verrà messa al servizio delle persone per semplificare la quotidianità, garantendo servizi e sicurezza. La vivibilità al primo posto, per riscoprire il piacere di essere e sentirsi pescaresi. Una città attrattiva e accogliente, dinamica e moderna, funzionale in tutti i settori nevralgici: ospedale, università, aeroporto, viabilità, trasporti. Sulle aree della ex stazione ferroviaria ci giochiamo il futuro e non possiamo sbagliare le scelte strategiche. Non lasceremo nulla di intentato per trasformare in meglio tutti i parametri della qualità della vita. L’amministrazione comunale non sarà più una realtà lontana, asettica e burocratica, ma un partner franco, collaborativo e pronto in qualsiasi momento a valorizzare le risorse umane in ogni comparto: economia, servizi, cultura.
Non dovesse vincere, cosa pensa di fare?
Ma io penso a vincere. Al primo turno.

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