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TERME/ Le Masse di San Sisto (Vt) ancora in stand by

di WANDA CHERUBINI-

VITERBO- I soci dell’associazione Le Masse di San Sisto si sono dati appuntamento con tanto di striscioni questa mattina davanti al tribunale di Viterbo, in occasione dell’udienza in tribunale per l’incidente di esecuzione, per “difendere un bene comune che è l’acqua termale, che è dei viterbesi”. Il giudice Bonato ha sentito le parti, ha respinto gli appelli ed ha confermato l’udienza del 6 giugno. Il complesso termale gestito dall’associazione Le Masse rischia, infatti, la chiusura, dopo l’annunciata e temuta, poi scongiurata, sigillatura del 17 aprile scorso, giorno in cui numerose persone si sono ritrovate a manifestare, alla presenza del sindaco di Viterbo Giovanni Maria Arena. Le Masse di San Sisto devono chiudere i battenti, in quanto lo prevede l’ordinanza del tribunale di Viterbo, con l’assegnazione dell’acqua termale del pozzo San Sisto alla Free Time per l’impianto al Paliano. Da decenni è in atto una battaglia legale che vede coinvolti la proprietà del terreno delle Masse, l’Associazione che lo gestisce e la Free Time s.r.l., proprietaria del terreno limitrofo. Lo scorso 5 maggio si è tenuto anche un ulteriore incontro, per discutere di questa delicata situazione. Ma secondo l’associazione, alcuni aspetti necessitano di chiarezza: in primo luogo la Regione dovrebbe spiegare perché la Free Time ha iniziato a pompare una quantità di acqua molto maggiore ai 15 lt/sec concessi. Altro interrogativo riguarda proprio la concessione già rilasciata (seppur impugnata), che è legata ad un progetto, che prevede la realizzazione di uno stabilimento che darebbe lavoro a 400 dipendenti. La società si chiede se é possibile usare la quantità di acqua concessa per uno scopo difforme, andando semplicemente a riempire delle piscine senza l’interesse allo sviluppo termale territoriale e sottolineano che le le Masse possono tranquillamente coesistere anche con altre attività nella zona, ma solo se vengono rispettate le quantità di acqua concesse.

“Anche i viterbesi che non sono soci dovrebbero essere qui oggi con noi per difendere questo bene – tuona Pietro Benedetti- perché è un profitto che ce lo vuole togliere. E’ semplice: i 15 litri a Belli non farebbero chiudere le Masse perché continuerebbero ad esserci i 2 litri nostri. Io inviterei tutti i cittadini a non andare alle terme che stanno per aprire”.

Uno dei referenti dell’associazione ha poi comunicato ai presenti che si terrà una tavola rotonda con altre rappresentanze istituzionali. “Noi andiamo avanti per la nostra strada – afferma il referente- Non abbiamo intenzione di mollare questa battaglia, che è a tutela di un bene pubblico”.

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