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AIOP IL CONVEGNO/ Letti vuoti in Rsa, malati cronici parcheggiati in ospedale. Che fare?

IMG-20190521-WA0003Letti vuoti nelle Rsa e malati cronici parcheggiati nelle corsie degli ospedali. C’è qualcosa che non va. Serve una strategia. Del problema hanno discusso in una tavola rotonda al Castello di S.Severa la presidente dell’Aiop Lazio Jessica Faroni , l’assessore alla sanità D’Amato, il direttone della sanità laziale Botti e il rettore di Tor Vergata Novelli

di Paolo Dordit
Letti vuoti nelle Rsa e malati cronici parcheggiati nelle corsie degli ospedali .Ma che logica è mai questa? Il dato è chiaro e incontrovertibile, con l’aumento delle aspettative di vita aumentano anche le patologie croniche, malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie, diabete mellito, depressione. Patologie che spesso si presentano insieme, aprendo il problema serio di una adeguata assistenza sanitaria. L’Aiop Lazio alza la voce e denuncia: abbiamo i letti vuoti nelle Rsa e tenete i malati cronici in parcheggiati nelle corsie degli ospedali. Ma che logica è mai questa? Il dato è chiaro e incontrovertibile, con l’aumento delle aspettative di vita aumentano anche le patologie croniche, malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie, diabete mellito,depressione. Patologie che spesso si presentano insieme, aprendo il problema serio di una adeguata assistenza sanitaria. Picchia duro la presidente di Aiop Lazio Jessica Faroni, “i sistemi sanitari sono incentrati sul trattamento delle malattie acute e appaiono inadeguati a trattare le cronicità. Le patologie acute sono episodiche, hanno un esordio improvviso e una durata limitata, una causa specifica e un trattamento disponibile. Le malattie croniche invece – prosegue la Faroni – presentano lunga durata e lenta progressione, richiedono assistenza continuativa. Eppure nel Lazio le Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) dispongono ancora di troppi posti letto vuoti mentre i pazienti finiscono per occupare letti di acuzie in modo inappropriato”. Sembra semplice ma non lo è, il nodo è politico, economico, culturale. Come se in Regione non ci fosse chi si intende di politica sanitaria. E’stato questo il tema del convegno “Nuovi Modelli di sanità regionale per le cronicità del Lazio” organizzato da Aiop Lazio il 21 maggio presso il Castello di Santa Severa e che ha visto protagonisti di una tavola rotonda l’assessore alla sanità del Lazio Alessio D’Amato, il direttore generale della sanità laziale Renato Botti e il rettore dell’Università di Tor Vergata Giuseppe Novelli
In Europa si stima che vivano circa 50 milioni di cittadini con patologie croniche multiple, con un’incidenza del 70-80% sulla spesa sanitaria (700 miliardi). Nel 2018, si stimava che il 40% della popolazione italiana (24 milioni di persone) fosse affetta da una malattia cronica e di questi 12,5 milioni sono pazienti multicronici. La spesa sanitaria stimata per la cronicità è di circa 66,7 miliardi, ma nel 2028 arriverà a 70,7 miliardi. Nella Regione Lazio, in particolare, nel 2016, le principali cause di morte osservate sono le malattie del sistema cardiocircolatorio (36,2%), patologie oncologiche (28%) e respiratorie (7,4%). Tra le principali cause di ricovero: le malattie dell’apparato circolatorio (28,2%), digerente (10%), respiratorio (9%) e tumori (8,9%). Inoltre, 1,1 milioni di pazienti è affetto da ipertensione arteriosa, quasi 380 mila da diabete, 370 mila da ipotiroidismo, 295 mila da Bpco, oltre 35 mila da Alzheimer o altre forme di demenza.
“E’ necessaria una riorganizzazione del sistema di offerta sanitaria e socio-sanitaria che sia centrato sul paziente, erogando interventi assistenziali coordinati e continui nel tempo e tesi al soddisfacimento dei bisogni di salute complessi – osserva Faroni – Le Regioni dovrebbero attuare un progressivo disinvestimento dall’ospedale e reinvestire sul territorio, in questo senso le RSA possono essere una strategia importante della Regione Lazio per fronteggiare le cronicità”. Da un’analisi condotta dall’AIOP Lazio sulle sue strutture è emerso infatti che diversi posti letto risultano non occupati nel 2017. “Le RSA potrebbero contribuire ad alleggerire reparti di medicina e pronto soccorso migliorando l’offerta per i pazienti anziani affetti da cronicità, ad esempio favorendo l’accesso dai pronto soccorso e attraverso una maggiore interazione con i Pua. Purtroppo ad oggi le procedure di ammissione nelle strutture sono ancora disomogenee e farraginose, il passaggio dalle Asl non sempre è appropriato, causando a volte il ritardo della presa in carico, con liste di attesa dalla difficile gestione e verifica”.

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